PAROLA DI “PENTITO” Cosa hanno detto i “pentiti” di mafia Buscetta, Iannì e Riggio

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COSA DICE IL “PENTITO” DI MAFIA Tommaso BUSCETTA

Il “pentito” storico della mafia, interrogato sulla morte di Enrico MATTEI ha riferito che “Il primo delitto <<eccellente>> di carattere politico ordinato dalla Commissione di Cosa Nostra, costituita subito dopo il 1957, fu quello del presidente dell’ENI MATTEI Enrico. In effetti, fu Cosa Nostra a deliberare la morte del MATTEI, secondo quanto mi riferirono personalmente alcuni dei miei amici che componevano quella Commissione, come GRECO Salvatore <<Cicchiteddu>> e LA BARBERA Salvatore.
L’indicazione di uccidere il MATTEI giunse da Cosa Nostra americana, attraverso Bruno Angelo (autorevole esponente della famiglia di Philadelphia), che chiese questo favore a nome della Commissione degli USA e nell’interesse sostanziale delle maggiori compagnie petrolifere americane. Secondo quello che mi fu detto, il piano per eliminare MATTEI fu illustrato in Commissione dagli stessi GRECO e LA BARBERA (quest’ultimo – all’epoca – capo del mandamento di Palermo-Centro, cui apparteneva la mia famiglia).
La decisione fu presa senza l’opposizione di alcuno, e gli unici rilievi riguardarono le modalità di esecuzione dell’omicidio e la scelta degli uomini d’onore cui affidare il compito. Fu deliberato di non usare armi da fuoco per lasciare nel dubbio la matrice del crimine, e pertanto si pensò di simulare un incidente aereo per lasciare l’episodio avvolto nel mistero. L’incarico di organizzare materialmente l’attentato fu dato a GRECO Salvatore <<Cicchiteddu>>, il quale si avvalse della collaborazione di uomini d’onore già di spicco, appartenenti a diverse provincie, quali MINORE Antonio, DIANA Bernardo, DI CRISTINA Giuseppe e BONTATE Stefano. Quest’ultimo, anzi, pur senza dirmi nulla circa il reale scopo dei viaggi, mi portò con sé, talvolta, ove lo vidi incontrare FERRERA Salvatore <<Cavadduzzu>>, pur senza partecipare alle loro discussioni. Ricordo in proposito che in qualcuna di queste occasioni soggiornammo in albergo, giacché (se ben rammento) durante l’istruttoria del processo dei c.d. 114 il G.I. NERI Filippo mi contestò questa circostanza, denotante una mia sicura vicinanza al BONTATE.
Sempre secondo quanto successivamente mi riferirono BONTATE, GRECO e LA BARBERA, VERZOTTO Graziano (allora rappresentante dell’AGIP in Sicilia) stabilì un contatto tra quel gruppo di Cosa Nostra e il MATTEI, pur senza conoscere il reale motivo per cui gli era stato richiesto quel favore. Il VERZOTTO, infatti, era molto legato a DI CRISTINA Giuseppe, come ebbi modo di apprendere da quest’ultimo durante una comune detenzione all’Ucciardone verso la metà degli anni Settanta.
Il contatto con il MATTEI attraverso il VERZOTTO era finalizzato a invitare il primo a una battuta di caccia – in una riserva sita nei pressi di Catania – sfruttando la notizia secondo cui il MATTEI era un appassionato cacciatore. In effetti, durante questa battuta di caccia, l’aereo privato del MATTEI venne manomesso o vi fu occultato un qualche ordigno esplosivo a tempo (non ho mai saputo nulla di preciso al riguardo) da parte di persone la cui identità non ho mai conosciuto, che operarono sfuggendo alla vigilanza esistente nell’aeroporto. Penso di poter dire, anzi, che sulle modalità operative dell’attentato nessun uomo d’onore – a eccezione degli ignoti esecutori materiali – abbia mai saputo la verità”.

(Verbale d’interrogatorio del 29 aprile 1994)

(Proc. Penale n. 349/95)

COSA DICE IL “PENTITO” DI MAFIA Gaetano IANNI’

Anche Gaetano IANNI’ è un “pentito” di mafia. Le sue dichiarazioni sulla morte di Enrico MATTEI, pur essendo state l’occasione per la riapertura delle indagini sulla morte del presidente dell’ENI, sono assai scarne, ma non equivoche: “… omissis … a conclusione di una di queste riunioni lo zio TANO si intrattenne a parlare con me e PAOLELLO Orazio e tra le altre cose ricordo che ci parlò del caso MATTEI. Voglio premettere che io non prestai molta attenzione al racconto in quanto non mi interessava particolarmente. Attenzione prestò il PAOLELLO. Comunque lo zio TANO che in precedenza ci aveva detto di aver fatto parte della famiglia capeggiata da DI CRISTINA Giuseppe e che per l’eliminazione di MATTEI c’era stato un accordo tra gli americani e Cosa Nostra. Che il centro di Cosa Nostra, cioè Palermo, incaricò per l’eliminazione DI CRISTINA Giuseppe il quale con la sua famiglia fece in modo che sull’aereo sul quale viaggiò il MATTEI venisse collocata una bomba … omissis …”.

(Verbale di interrogatorio del 27 luglio 1993, trasmesso dalla procura della repubblica presso il tribunale di Caltanissetta)

COSA DICE IL PENTITO DI MAFIA Salvatore RIGGIO

L’ultimo “pentito” di mafia che riferisce circostanze relative alla more di Enrico MATTEI è Salvatore RIGGIO: “… circa la morte di Enrico Mattei … tutto quanto io so … lo so per averlo sentito all’interno della <<famiglia>> di Riesi, non per scienza diretta. All’interno della famiglia si diceva che interessato alla morte di Enrico MATTEI era Graziano VERZOTTO, già onorevole e presidente dell’E.M.S.. VERZOTTO avrebbe conseguito il proprio scopo – la morte di MATTEI – rivolgendosi a Beppe DI CRISTINA. Non so dirle se l’interesse di VERZOTTO alla morte di MATTEI era un interesse diretto o un interesse indiretto, del quale VERZOTTO si faceva portatore. Graziano VERZOTTO era molto legato a Beppe Di Cristina e alla famiglia di Riesi. So che egli era <<compare>> di Beppe DI CRISTINA, per aver fatto il testimone alle sue nozze. Inoltre, molti del mio paese sono stati assunti all’E.M.S. tramite DI CRISTINA e VERZOTTO … Sempre in ordine alla morte di Enrico Mattei, nella famiglia di Riesi si parlava di una bomba messa sull’aereo, ma io non conosco ulteriori particolari per non essermi mai stati riferiti”.

(Verbale di interrogatorio del 15 luglio 1996)

(Proc. Penale n. 349/95)