LA CRISI DEL ’64 nel memoriale di Aldo Moro

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Rinchiuso nella “prigione del popolo” allestita dalle Brigate Rosse che lo avevano sequestrato nella primavera del 1978, Aldo Moro scrive quello che passerà alla storia come il suo “memoriale”.
Tra quelle carte trova spazio anche l’episodio verificatosi nell’estate del 1964, venuto alla luce anni dopo: la possibilità che una grave minaccia abbia condizionato la vita politica italiana impegnata in una crisi di passaggio tra la fine del primo governo di centro sinistra e la difficile costituzione del secondo.
Di quei giorni Moro scrive e consegna alle Brigate Rosse due versioni, più o meno coincidenti, in cui il presidente della DC conferma nella sostanza l’insorgere, in quei momenti, di una minaccia che finì con il condizionare l’essenza stessa ed i contenuti di quel secondo governo di centro sinistra che fu costretto, nei fatti, ad annacquare i suoi programmi per tranquillizare il vero avversario del nuovo costituendo esecutivo di cui facevano parte i socialisti diPietro Nenni: il capo dello Stato Antonio Segni.
Aldo Moro non parla di quella calda estate del 1964 per sentito dire, ma come vero protagonista, essendo stato affidato proprio a lui l’incarico di costituire con socialisti, socialdemocratici e repubblicani una seconda edizione della formula di governo di centro-sinistra.
Moro racconta le tensioni segrete che pervasero quei giorni e mette l’accento su un fatto: l’incontro – a cui contrariamente al solito venne dato risalto con un comunicato stampa – tra lo stesso Segni e l’allora capo di stato maggiore della Difesa, il gen. Giovanni De Lorenzo.
Moro scrive anche esplicitamente che un Piano per l’ordine pubblico venne preparato (“Il piano, su disposizione del Capo dello Stato, fu messo a punto nelle sue parti operative (luoghi e modi di concentramenti in caso di emergenza) che avevano preminente riferimento alla Sinistra”). Era quello proprio il Piano Solo del gen. De Lorenzo.
Moro spiega anche che quel Piano rappresentò soprattutto una minaccia (“Il tentativo di colpo di stato nel 64 ebbe certo le caratteristiche esterne di un intervento militare, secondo una determinata pianificazione propria dell’arma dei Carabinieri, ma finì per utilizzare questa strumentazione militare essenzialmente per portare a termine una pesante interferenza politica rivolta a bloccare, o almeno fortemente dimensionare, la politica di centro sinistra, ai primi momenti del suo svolgimento”). Una minaccia che – lo conferma lo stesso Aldo Moro – ebbe i suoi effetti.

LA CRISI DEL ’64
nel memoriale di Aldo Moro