LA COMMISSIONE BEOLCHINI

cossiga

Lo scandalo del SIFAR e la denuncia dell’esistenza di un Piano (il Piano Solo) per sovvertire l’ordine democratico emergono solo nel maggio 1967 con l’articolo pubblicato dall’Espresso, a firma Eugenio Scalfari e Lino Jannuzzi.

Sul finire del1966, la stampa di opposizione e alcune interrogazioni parlamentari fanno riferimento ad alcune partiche illecite messe in atto dal Sifar, il Servizio segreto delle forze armate italiane, che, sotto la direzione dal generale Giovanni De Lorenzo, tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, avrebbe compilato decine di migliaia di fascicoli contenenti informazioni, spesso calunniose, su uomini politici e alte cariche istituzionali. Alcuni dei fascicoli sarebbero, inoltre, stati trafugati dagli archivi. In altre parole il Sifar avrebbe sviluppato un’ampia azione di spionaggio politico con intercettazioni telefoniche illegali, cioè non autorizzate dalla magistratura.

Il 4 gennaio 1967, allo scopo di tacitare le voci,  il ministro della Difesa, il socialdemocratico Roberto Tremelloni, istituisce, in modo riservato, una Commissione d’inchiesta amministrativa. Ne affida la presidenza al generale di Corpo d’armata Aldo Beolchini. Componenti sono il generale di Corpo d’armata Umberto Turrini e il presidente di sezione del Consiglio di Stato Andrea Lugo. Scopo della commissione è quello di accertare le eventuali “deviazioni” del Sifar.

Dopo oltre due mesi di audizioni, l’inchiesta si conclude il 28 marzo 1967 con una relazione per il ministro che conferma in pieno le “voci” circolate. La Commissione Beolchini accerta infatti che il Sifar, guidato dal generale Giovanni De Lorenzo, anziché dedicarsi alla sua funzione di  controspionaggio, era stato trasformato in una centrale spionistica interna ed aveva compilato 157 mila dossier sul conto di parlamentari, politici, uomini delle istituzioni, dirigenti statali, industriali e varie personalità, compresi vescovi e sacerdoti, attraverso indagini che investivano anche i familiari e la vita privata di ciascun soggetto. Il Sifar, inoltre, aveva allestito una centrale di intercettazioni telefoniche illegali, grazie a materiale tecnico fornito dalla Cia. La relazione propone, per coloro che avevano disposto il meccanismo illegale delle intercettazioni, sanzioni a carico di 7 ufficiali superiori dei Carabinieri, un maresciallo, 3 ufficiali addetti ai servizi di amministrazione e programmazione finanziaria. Ma tutti hanno fatto regolarmente carriera […].

Il documento consta di 81 cartelle dattiloscritte, oltre ai 67 verbali di interrogatorio e a 23 allegati, ma il governo decide di opporre subito  sullo scritto il “segreto di Stato” politico-militare.

Il sottosegretario alla Difesa del III Governo Moro (Dc, Psi, Psdi, Pri), Francesco Cossiga, futuro presidente del Consiglio e poi Capo dello Stato, viene incaricato  di apporre “omissis” sul testo e su tutti gli allegati alla relazione Beolchini.

Al Parlamento, quindi, viene comunicata solo la metà del testo della relazione. Su 81 pagine, ne mancano infatti oltre 40, e molte frasi risultano troncate. Anche i 32 allegati alla relazione e i 67 verbali di interrogatorio non saranno mai consegnati al Parlamento.

Scomparsi anche i 157 mila fascicoli, alcuni dei quali torneranno a galla dopo l’esplosione dello scandalo P2 (maggio 1981), nell’archivio uruguaiano della Loggia segreta, a Montevideo. Si tratta di fascicoli portati in dote alla P2 dal generale Giovanni Allavena, affiliato alla Loggia segreta e in stretti rapporti col capo della Loggia massonica segreta P2, Licio Gelli.

Il testo integrale della relazione della Commissione d’inchiesta Beolchini, che qui sotto pubblichiamo assieme agli allegati e ai verbali, resterà secretato per 23 anni. Verrà acquisito dalla Commissione parlamentare stragi, presieduta dal senatore repubblicano Libero Gualtieri, nel gennaio 1991 (X Legislatura), e reso pubblico poco dopo.

LA RELAZIONE DELLA COMMISSIONE BEOLCHINI

INTERVISTA AL GEN. ALDO BEOLCHINI
(La Repubblica)

INTERVISTA AL GEN. ALDO BEOLCHINI
(La Stampa)