LA STRAGE DI VIA DEI GEORGOFILI Firenze, 27 maggio 1993

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Un furgone Fiat Fiorino imbottito con oltre cento chilogrammi di tritolo e pentrite esplode alle 1.04 in via dei Georgofili, nel pieno centro di Firenze, devastando l’edificio dell’Accademia che ha dato il nome a questa stretta strada, incastonata nel centro della Firenze trecentesca.
Un boato viene avvertito in tutta la città, portando, in pochi minuti, nel quadrilatero tra piazza della Signoria, il piazzale della Galleria degli Uffizi, il Ponte Vecchio, Santa Maria decine di mezzi di soccorso dei vigili del fuoco, ambulanze, volanti della polizia e gazzelle dei carabinieri. Ci vogliono lunghe ore prima che la tragedia appaia in tutta la sua portata: una famiglia interamente distrutta, quella della custode dell’Accademia dei Georgofili, Angela Fiume, di 36 anni, la cui vita viene spazzata via in un attimo insieme a quella del maritoFabrizio Nencioni, 39 anni, vigile urbano e delle figlie Nadia, di 8 anni eCaterina, di soli 50 giorni. La quinta vittima è Dario Capolicchio, 22 anni, il ragazzo di Francesca Chelli, gravemente ustionata.
Il bilancio finale dell’attentato registra anche 29 feriti, due dei quali in gravi condizioni e 69 senza tetto.
L’antica torre del Pulci, inglobata nell’omonimo palazzo che ospitava l’Accademia dei Georgofili, è come se si fosse svuotata, riversando un cumulo di macerie sulla strada. I muri perimetrali del palazzo resistono all’urto dell’esplosione, lasciando nelle orbite delle grandi finestre sventrate, un cumulo di detriti che nascondono l’archivio e la biblioteca dell’antica Accademia.
La strage di via dei Georgofili apre un nuovo capitolo della strategia del terrore, un capitolo che – nonostante i processi svoltisi – lascia ancora oggi contorni oscuri e terribilmente inquietanti.

LE VITTIME