QUELLO STRANO DISCORSO DEL CAPO DELLO STATO

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Nell’anno delle stragi, esattamente 99 giorni dopo l’ultimo massacro – quello di via Palestro a Milano – a sorpresa il Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, decise di presentarsi davanti agli italiani per un messaggio alla nazione che venne teletrasmesso da tutte le televisioni nazionali a reti unificate. Era il 3 novembre 1993. Il nome di Scalfaro era finito in un’inchiesta della magistratura romana, quello sui fondi neri del SISDE, il servizio segreto civile, dalle cui casse erano sparite diverse decine di miliardi.
Alcuni funzionari del servizio – e tra questi l’ex direttore, Riccardo Malpica – erano finiti sotto accusa. Tra loro

qualcuno aveva fatto ai magistrati rivelazioni scottanti: nel periodo in cui l’attuale Capo dello Stato era ministro dell’Interno (quattro anni durante il Governo Craxi) ogni mese gli veniva consegnata una busta contenente 100 milioni di lire. Quei soldi venivano direttamente dai fondi non documentabili del SISDE.
Il clamore suscitato da quella chiamata di correità era stato enorme e la procura di Roma – con una procedura inusuale – avevano finito con l’accusare i funzionari del servizio segreto civile, già nei guai, anche di attentato alla Costituzione, un reato gravissimo.
Nonostante l’intervento provvidenziale dei magistrati, lo scandalo – fomentato da una parte della stampa italiana – aveva cominciato a lambire il colle del Quirinale. Da qui la necessità impellente di Scalfaro di rivolgersi direttamente al popolo con un proprio messaggio discolpatorio.
Ne venne fuori un discorso fumoso, velato di inquietanti messaggi. Con una frase sibillina che è rimasta scolpita nella coscienza collettiva.
La massima autorità della Repubblica, davanti a 22 milioni di telespettatori, esordì con questa frase: “Una constatazione. Prima si è tentato con le bombe, ora con il più vergognoso e ignobile degli scandali”.
A distanza di tanti anni il senso di quella frase è ancora ignoto. E la spiegazione impossibile.
Prima domanda: c’è forse un nesso tra le bombe di Roma, Firenze e Milano e lo scandalo del SISDE?
Stando alle parole del Capo dello Stato sembrerebbe proprio di sì. L’attentato alle Istituzioni democratiche è passato prima attraverso un mucchio di cadaveri e poi – con quell’accusa di corruzione – ha mirato dritto al cuore della Repubblica, cioè al suo massimo esponente.
Seconda domanda: bisogna allora dedurre che quelle bombe le hanno messe i servizi segreti?
Anche in questo caso sembrerebbe di sì, altrimenti non si spiegherebbe il collegamento tra due fatti che – nella loro essenza – appaiono diversi e completamente scollegati tra di loro.
Terza domanda: e allora cosa c’entra Cosa nostra con quelle stragi?
A questa domanda soltanto il Presidente della Repubblica poteva rispondere.

Oscar Luigi Scalfaro non lo ha mai fatto.

IL DISCORSO DI SCALFARO ALLA NAZIONE
Testo integrale