LA STRANA MORTE DI RAUL GARDINI fu vero suicidio?

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Ufficialmente è un caso chiuso. Anzi, a dire la verità il caso Gardini non è mai stato aperto. La morte per suicidio, avvenuta a Milano il 23 luglio 1993, di un personaggio del suo spessore, così legato ai poteri politici e a quelli “forti” in generale, ha fatto tirare un sospiro di sollievo a più di una persona. Anche il trattamento così intransigente a lui riservato dalla magistratura, in fondo, suggeriva di chiudere in fretta e furia l’indagine sulla fine di quello che era stato uno degli uomini più potenti, temuti e rispettati d’Italia. Restano però tutta una serie di domande a cui nessuno ha ancora dato una risposta.

A metterle in fila ci ha provato un dossier del sito Affari Italiani, curato da Pinkerton (ovviamente è uno pseudonimo). Eccone alcuni.

– Perché non è stata stabilita con certezza l’ora della morte di Raul Gardini?

– Perché il cadavere fu rimosso da piazza Belgioioso prima dell’arrivo della polizia scientifica?

– Perché l’autopsia tardò di 36 ore e non fu fatto il sopralluogo?

– Perché nessuno dei presenti udì lo sparo della Walther PPK 7,65 se all’esterno non c’era nessun rumore ostativo?

– Perché non si cercò di stabilire chi aveva spostato la Walther sulla secretaire dove fu trovata, lontana dalla scena del suicidio/delitto?

– Perché il bossolo cal. 7,65 fu rinvenuto sul pavimento a tre metri di distanza da dove doveva trovarsi?

– Perché la ricerca di eventuali impronte sull’arma in oggetto ha dato esito negativo?

– Perché su due cartucce delle 18 inesplose c’erano frammenti di impronta non appartenenti a Raul Gardini?

– Perché i frammenti di impronta sulla parte esterna della busta con biglietto d’addio non appartenevano a Raul Gardini? E perché sul biglietto da visita non è stato evidenziato alcun frammento di impronta papillare latente?

– Perché sui tamponi adesivi praticati sull’orologio, sul copriletto, sui tre piccoli cuscini e sul lenzuolo non sono state rilevate particelle di residui di polvere da sparo combusta?

– Perché il PM non ha dato seguito al sequestro dei tabulati delle telefonate dal cellulare di Raul Gardini fino all’ora della morte?

– Perché il tabulato inviato dalla Sip all’autorità inquirente si arresta alle 20.33 del 22/7/93? Possibile che Gardini non abbia più telefonato fino al mattino successivo?

– Perché sul biglietto da visita d’addio fu fatta una controperizia a insaputa del perito grafico nominato in prima istanza dal Tribunale di Milano?

– Perché Idina Gardini, moglie di Raul, fu interrogata per la prima volta solo dopo 14 mesi dal fatto?

A lungo per dare risposta a questo lungo elenco di domande ci siamo linkati ad alcuni documenti processuali pubblicati da Affari Italiani. Ora che dallo stesso sito questi documenti sono stati eliminati, li riproponiamo sperando di fare cosa gradita a Pinkerton e alla sua ammirevole ed encomiabile inchiesta.

LE CONCLUSIONI DELL’INCHIESTA

L’AUTOPSIA

LA DEPOSIZIONE DELLA CAMERIERA

LA DEPOSIZIONE DEL FIGLIO

LA DEPOSIZIONE DEL SUO AVVOCATO

LE PERIZIE DELLA SCIENTIFICA