ALLE ORIGINI DEL PROBLEMA

HitlereMussolini

Il problema storico relativo alla minoranza linguistica, culturale ed etnica di origine tedesca che vive nella regione dell’Alto Adige, affonda le sue radici nel trattato di Saint-Germain (1919), con il quale l’Italia, uscita vincitrice dalla prima guerra mondiale, per garantirsi un confine naturale che la difendesse dall’Austria, volle annettersi anche la zona del Sud Tirolo, di lingua tedesca.
Con l’avvento del regime fascista la questione si complicò. Il governo di Mussolini non riconobbe alcun diritto alla popolazione tedesca allora maggioritaria, finì invece con il procedere al tentativo di una completa italianizzazione, favorendo anche una massiccia immigrazione che fece salire il numero degli italiani residenti in Alto Adige dalle 8000 unità del primo dopoguerra a oltre 100.000 nel 1946: l’uso della lingua tedesca fu vietato e i toponimi originari furono sostituiti con altri derivati dall’italiano.
Nel 1938 Mussolini, d’accordo con Hitler, tentò una soluzione radicale della questione altoatesina, chiedendo ai cittadini di lingua tedesca di optare tra le due nazionalità: chi avesse rifiutato la cittadinanza italiana avrebbe dovuto trasferirsi nei territori del Terzo Reich. Cominciò per l’Alto Adige uno dei periodi più bui e drammatici dell’intera zona.

LE MANI DI HITLER E MUSSOLINI SULL’ALTO ADIGE
di Santi Corvaja

IL PROTOCOLLO DEL 21 OTTOBRE 1939

I RISULTATI DELLE OPZIONI

QUANDO MUSSOLINI PROPOSE BOLZANO
CAPITALE DELLA RSI

DOPO LA GUERRA

“UN CUSCINETTO ANTI -NAZIONALISTA”
Una lettera di De Gasperi sull’Alto Adige

STORIA E TERRORISMO IN ALTO ADIGE

L’ECCIDIO DEL 1945
Un mitragliatore carico di misteri