IL SIFAR (E FORSE GLADIO) IN ALTO ADIGE

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Il coinvolgimento del SIFAR e probabilmente anche dell’organiz- zazione clandestina Gladio negli attentati in Alto Adige viene confer- mata da un altro testimone, il Colon- nello Manlio Capriata, che diresse l’ufficio “R” del SIFAR dal febbraio al giugno 1962. Capriata, dopo aver ribadito che “l’organizzazione S/B e cioè il CAG aveva una funzione antisovversiva anche in caso di presa del potere da parte delle forze della sinistra”, afferma che “Durante la mia gestione era in atto il movimento anti-italiano degli altoatesini. Nell’aprile del 1962 fui convocato dal generale De Lorenzo, il quale mi disse che avrebbe attivato gli “elementi” dell’alto Adige, facendo riferimento ai “guastatori” gestiti dal CAG e residenti in Alto Adige. Mi disse che i provvedimenti in zona – già impiegati dall’ufficio D, retto da Viggiani – si erano rivelati insufficienti e che pertanto si doveva ricorrere “ad elementi particolari” non essendo più sufficiente l’impiego dell’ARMA di cui al C.S. e degli informatori del C.S.. In questo contesto incontrai il colonnello Viggiani, capo del D, che essendo a conoscenza della nuova iniziativa del “capo”  mi  disse ironicamente  che  il mio Ufficio “debordava”. Io risposi che obbedivo ad ordini del capo. Per quanto mi risulta – e tanto dico in ordine al periodo della mia gestione – fu l’unica volta che furono attivati in Alto Adige i guastatori addestrati ad Alghero”. (…) “L’impiego in Alto Adige della struttura anti-invasione, e quindi dei guastatori, costituì una sorta di deviazione perché circa il terro- rismo Alto atesino la competenza apparteneva all’Ufficio D e non all’Ufficio R. ”

(14-Giu-91, da a Agorà a cura di R.Cicciomessere)