IL SIFAR IN ALTO ADIGE

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Si sospettava da tempo che dietro le “bombe” dell’Alto Adige ci fosse lo zampino del SIFAR. I servizi cercavano infatti di radicalizzare lo scontro etnico in quella regione per giustificare l’intervento repressivo nei confronti della comunità di lingua tedesca. Una conferma a questi sospetti viene dalle agende del generale Manes che, ricordiamo, fu il primo a denunciare, con un rapporto, le presunte attività del Gen. De Lorenzo in relazione al piano Solo. In un appunto contenuto nella sua agenda personale del 1965, Manes scrive che “molti attentati in Alto Adige furono simulati dal Contro- spionaggio. Un capitano si interessava di cercare esplosivo (Musumeci ne sentì parlare a mensa). Anche le rappresaglie dimostrative dopo la recente morte di due carabinieri appaiono di marca C.S. (controspionaggio). Durante un sorvolo con elicottero del Comandante Generale, si verificò sulla zona sottostante uno scoppio, fatto coincidere con questa visita per dare più colore alla situazione. Il Ten. Col. Ferrari (del gruppo di Bolzano) che era al corrente di molte cose e che non era rassegnato a continuare a sottostare alle illegalità e soprusi manifestò il proposito di riferire all’Autorità Giudiziaria. Gli fu tolto il Gruppo, venne a Roma per protestare e fu consigliato in tutti i modi di desistere   dal   suo    proposito.   Il Generale ordinò al Vice di convincerlo dopo che né il gen (omissis), né il col. Marasco, né De Julio, né Picchiotti vi erano riusciti. Se non fosse riuscito nemmeno lui, farlo internare in manicomio o in ospedale come esaurito o squilibrato. Il Vice riuscì a placarlo…” “Pistola usata per uccidere Amplatz era del maresciallo della compagnia di Bressanone”. Sono accuse di straordinaria gravita nei confronti del SIFAR e del suo Capo. E’ compito ora della magistratura verificare se gli elementi contenuti nell’appunto di Manes possono essere confermati da nuovi elementi probatori.
(5-Giu-91, da Agorà, a cura di R.Cicciomessere)