L’ASSALTO AI CAMPI NOMADI (1990)

nomadi

Nel dicembre del 1990, a distanza di pochi giorni, la banda della Uno bianca assalta a colpi di fucile mitragliatore due campi nomadi alla periferia di Bologna. Il bilancio è raccapricciante: due morti e undici feriti, di cui alcuni portano ancora oggi sul corpo la furia devastatrice dei proiettili calibro 222. Che siano il poliziotto Roberto Savi e suo fratello Fabio gli autori di una simile, vile aggressione lo si scoprirà soltanto quattro anni dopo, quando la bada sarà sgominata.
Nei giorni immediatamente successivi al duplice assalto, le indagini si indirizzano invece sulla pista sbagliata. Nel mirino della magistratura – come poi accadrà un mese dopo per la strage del Pilastro – finirà la malavita del quartiere Pilastro, pomposamente chiamata la “quinta mafia”, quasi fosse in competizione con Cosa nostra, la ‘Ndrangheta, la Camorra e la Sacra corona unita. Una cecità interpretativa ed investigativa che ritarderà enormemente la cattura dei veri responsabili. Ma perché i fratelli Savi assaltano insediamenti di povera gente che viveva in roulotte? Anche a questa domanda non c’è una risposta precisa. Probabilmente per odio razzista. Forse solo per creare nuove forme di destabilizzazione. Stando alle loro ammissioni, allo scopo di depistare gli investigatori. Questa del depistaggio è una motivazione quanto mai misteriosa. Il ragionamento che i Savi fanno è il seguente: siccome a settembre, cioè due mesi prima, nel vicino quartiere del Pilastro – a colpi di bottiglie incendiarie – sono state attaccate vecchie auto in cui dormivano degli extracomunitari e dal momento che per quell’aggressione sono stati arrestati quattro giovani dello stesso quartiere, assaltare campi nomadi vicini al Pilastro con fucili a ripetizione può far attribuire allo stesso ambiente anche le rapine fatte in precedenza con quelle stesse armi dalla banda della Uno bianca. Un ragionamento – come si può facilmente notare – piuttosto complesso ed alambiccato. L’impressione – piuttosto – e che quello messo in atto dai Savi sia una sorta di depistaggio preventivo: l’assalto dei campi nomadi a colpi di Ar47 serve a depistare gli investigatori su quanto avverrà in seguito, un mese dopo. Cioè l’attacco a tre giovani carabinieri in servizio di pattuglia proprio al Pilastro. Se questa ipotesi fosse reale ciò dimostrerebbe una sola cosa: che la strage del Pilastro non fu casuale, era già nella mente degli assassini, era stata prevista, preparata e pianificata. Tanto da aver bisogno, appunto, di un depistaggio. Ma una strage voluta da chi? Ancora una volta, quindi – anche per gli attacchi ai campi nomadi – la sensazione di una regia che abbia guidato la banda di poliziotti, burattini sanguinari di un’oscura strategia.

L’ASSALTO AL CAMPO DI SANTA CATERINA
nella sentenza di Bologna

L’ASSALTO AL CAMPO DI VIA GOBETTI
nella sentenza di Bologna