I MISTERI DEL COVO DI VIA MONTENEVOSO. Il valzer del memoriale di aldo Moro

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L’audizione davanti alla commissione stragi è avvenuta il 23 maggio 2000, ma è passata praticamente del tutto inosservata. Una notizia d’agenzia, qualche trafiletto nelle pagine interne dei giornali e nulla più. Eppure in quell’audizione – che MISTERI D’ITALIA pubblica qui sotto integralmente – il colonnello dei carabinieri Umberto Bonaventura(che morirà, improvvisamente, il 7 dicembre 2002 all’età di 55 anni) rivela particolari del tutto nuovi su una delle vicende più oscure del caso Moro: la scoperta, il 1 ottobre 1978, a neppure cinque mesi dall’assassinio dello statista democristiano, del famoso covo di via Monte Nevoso a Milano dove fu trovato (ma solo in parte) il memoriale del presidente della Dc, in pratica le sue”confessioni” alle Brigate rosse? Cominciamo con il chiederci chi eraUmberto Bonaventura. Sì, è stato proprio colui che gestì per 17 giorni – ufficialmente all’insaputa del magistrato milanese Ferdinando Pomarici – il “pentito” Leonardo Marino, l’accusatore di Adriano Sofri e compagni per l’omicidio Calabresi.
Bonaventura, che ha fatto parte della famigerata divisione Pastrengo piena di piduisti e che guidò l’irruzione nel covo BR agli ordini del gen. Dalla Chiesa, quel giorno aveva ammesso candidamente davanti alla commissione stragi che i documenti rinvenuti il 1 ottobre 1978 nell’appartamento vennero portati fuori dal covo prima che li vedesse il magistrato. Gli stessi documenti furono fotocopiati ed inviati al gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa e gli originali riportati nell’appartamento. Solo allora venne redatto il verbale.
Di fronte alla gravità di queste affermazioni, il presidente della commissione stragi, il sen. Giovanni Pellegrino, ha commentato: “Se io fossi stato al posto del magistrato mi sarei molto incavolato”.
Di fronte alla veemente reazione di Pellegrino, Bonaventura, quel 23 maggio 2000, si era giustificato per quell’insolita procedura, affermando che sulla sua parola poteva garantire che nulla era stato tolto a quella documentazione. Eppure oggi abbiamo la netta percezione che, con ogni probabilità, proprio le parti del memoriale Moro furono usate per ricatti politici incrociati. Evidentemente il col. Bonaventura in quella occasione non deve essersi reso conto della gravità delle cose da lui dette. Anche perché il covo di via Monte Nevoso, in questo modo, diventa sempre di più il covo dei misteri. Sapete, infatti, chi era il magistrato che – secondo Pellegrino – avrebbe dovuto imbestialirsi e forse non lo fece? Sempre lui, il dott. Pomarici.
Ma non è finita. Quei documenti che Bonaventura trattò come fossero roba sua, erano, infatti, solo una parte del vero memoriale Moro. La parte più importante e politicamente rilevante – com’è noto – venne infatti ritrovata ben 12 anni dopo, dietro un tramezzo, sotto una finestra dello stesso appartamento, da un ignaro operaio che stava procedendo alla ristrutturazione dei locali.
Sapete cosa disse il solito dott. Pomarici quando nel 1978 qualcuno avanzò il dubbio che quel memoriale non fosse completo e che forse l’appartamento non era stato frugato a dovere? Rispose: “I carabinieri hanno scarnificato il covo di via Monte Nevoso, mattonella per mattonella”.
Una “scarnificazione” fatta male, visto che dietro un tramezzo i carabinieri non avevano guardato.
I carabinieri di Bonaventura non avevano “scarnificato” a dovere oppure si erano limitati a non dirlo al dott. Pomarici? Il dubbio è legittimo.
Insomma Bomaventura nel 1978 fotocopia i documenti, ad uso – quale uso? – di Dalla Chiesa, ma non lo dice a Pomarici.
Bonaventura, sempre nel 1978, “scarnifica” il covo di via Monte Nevoso, ma non lo fa tanto bene e comunque non rivela questa non accuratezza aPomarici.
Ancora Bonaventura, dieci anni dopo, nel 1988, “gestisce” per 17 giorni il “pentito” Marino, ma non lo dice a Pomarici.
Che razza di rapporto c’è stato, per anni, tra Bonaventura e Pomarici?
Resta poi il mistero di Dalla Chiesa che riceve (perchè?) documenti in fotocopia che poi (ma come mai?) finiscono su OP, il giornale diretto da Mino Pecorelli.

L’audizione in commisione stragi del col. Umberto Bonaventura