L’APPELLO DEL PAPA AGLI “UOMINI DELLE BRIGATE ROSSE”

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Il 22 aprile 1978, il sequestro di Aldo Moro è giunto al suo 37 giorno.
Gli avvenimenti incalzano.
Appena quattro giorni prima, con uno stratagemma (un’infiltrazione d’acqua) è stato fatto scoprire agli investigatori l’appartamento brigatista di via Gradoli, dove abitavano due pezzi da novanta dell’organizzazione, comeMario Moretti e Barbara Balzerani. Si scoprirà, anni dopo, che proprio quella palazzina è in odor di servizi segreti.
Lo stesso giorno un nuovo messaggio (“il comunicato n.7”) delle Brigate Rosse, palesemente apocrifo, conduce gli sprovveduti investigatori sulle rive del lago della Duchessa, tra i monti che sovrastano Rieti. Nel comunicato si afferma che il cadavere del presidente della DC è stato gettato in fondo al lago le cui acque sono ghiacciate da mesi.
Il 20 aprile le BR diffondono il vero “comunicato n.7”. Contiene la foto diMoro vivo e con in mano una copia di un quotidiano.
Il 22 aprile, infine, un messaggio della famiglia Moro, indirizzato alla DC e alGoverno, viene superato da una lettera aperta che il papa, Paolo VI, indirizza “agli uomini delle Brigate Rosse”.

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Paolo VI è vecchio e malato. Gli restano appena 105 giorni di un Pontificato durato 15 anni (morirà il 6 agosto). Il Papa si rivolge ai brigatisti con tono accorato, ma senza prospettare la minima apertura, limitandosi a chiedere la restituzione di Moro ai suoi affetti, ma “senza condizioni”.
A lungo si discuterà su chi realmente abbia scritto la missiva di Paolo VI alleBR. E qualcuno lascerà intravedere che sull’intervento del Papa ci sarebbero state presioni assai forti da parte dei vertici della DC dell’epoca, ormai indissolubilmente legata alla linea della fermezza voluta dal PCI.

IL TESTO DELL’APPELLO DEL PAPA