I COMUNICATI DELLE BRIGATE ROSSE Durante il sequestro Moro

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Durante i 55 giorni del sequestro Moro le Brigate rosse recapitarono nove comunicati con i quali, assieme alla Risoluzione della Direzione Strategica (cioè il massimo organo della formazione armata) cercarono di spiegare il significato e gli obiettivi di una simile azione, certamente fino a quel momento la più clamorosa messa in atto dal maggior gruppo lottarmatista italiano. A proposito del senso politico da dare alla strage di via Fani e alla prigionia di Moro, in tutti questi anni la tesi prevalente è stata la seguente: le Brigate rosse attaccano Moro e la Democrazia Cristiana per impedire ciò che invece accadrà poche ore dopo il sequestro dell’uomo politico, ossia la formazione di un governo che – per la prima volta dal 1947 – ha il pieno appoggio dei comunisti. Un’interpretazione – questa sì gratuitamente dietrologica – che oltre a sopravvalutare le “menti politiche” dell’organizzazione, apre la porta ad ulteriori analisi, tutte tendenti a dimostrare, quantomeno, che le Br erano un gruppo politico eterodiretto. Quantomeno una formazione che – anche se agiva per proprio conto – veniva lasciata fare e soprattutto veniva indirizzata da “menti occulte”. Un’attenta lettura dei documenti brigatisti, invece, permette di escludere questa sofisticazione comportamentale delle Br. Le Brigate rosse uccidono gli uomini della sua scorta e rapiscono Moro per mettere in piedi un clamoroso processo alla Dc, un “processo popolare” che, fin da tempi della strage di piazza Fontana, è nelle corde e nelle aspettative di tutta una vasta area politica alla sinistra del Pci. Che Moro (con Andreotti) fosse l’artefice di un riavvicinamento del Pci all’area di governo, dopo un lungo parcheggio di questa forza politica di massa nella zona del consociativismo, è un elemento che aggrava le responsabilità della Democrazia cristiana nel progetto di ristrutturazione del capitalismo. E che come tale va colpita nel suo massimo vertice: il presidente della Dc Aldo Moro appunto. Il dato sconcertante – e che ridimensiona le capacità politiche delle Br – sta nel fatto che solo a sequestro avvenuto l’organizzazione armata capisce quali contraddizioni, senza volerlo, è riuscita a scatenare nel quadro politico nazionale. E’ da quel momento che le Br non sanno più che pesci prendere e non vedono l’ora di liberarsi di un ostaggio dal cui “processo”, oltretutto, hanno saputo cogliere poco o nulla. Ecco perché i contenuti di quello che viene impropriamente chiamato “il memoriale Moro” (ossia i verbali dei suoi lunghi interrogatori) non saranno mai resi noti (come invece promesso), ma scoperti e fatti scoprire a pezzi mancanti e in due tranches, a distanza di anni. Sarà proprio nella gestione del “memoriale Moro” che le Br si comporteranno come un gruppo strumentalizzabile ed eterodiretto. Quelli che pubblichiamo di seguito sono i nove comunicati delle Brigate rosse durante i 55 giorni del sequestro Moro.

I NOVE COMUNICATI DELLE BR