L’OMICIDIO DELL’AVV. GIORGIO AMBROSOLI

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La tragedia dell’avv. Giorgio Ambrosoli – liquidatore per conto della Banca d’Italia della Banca Privata Italiana (BPI) di Michele Sindona – si consuma nei giorni in cui il legale sta deponendo come testimone davanti al GI di Milano, su richiesta rogatoriale dell’autorità USA, nell’ambito di un altro procedimento, quello relativo al fallimento di un’altra banca di Sindona, laBanca Franklin. Ambrosoli testimonia nei giorni 9, 10 e 11 luglio 1979. Lamattina del giorno 12 dovrebbe tornare in Tribunale per la chiusura e la firma del verbale. Non potrà farlo.
Nella notte tra 1’11 e il 12 luglio 1979, verso mezzanotte, Giorgio Ambrosoli viene assassinato sotto casa, in via Morozzo della Rocca, a Milano, a colpi di arma da fuoco.
Quando la polizia arriva, Giorgio Ambrosoli è ancora vivo e riesce a far capire ai suoi soccorritori che ad aggredirlo sono stati tre uomini che, per individuarlo, lo avevano chiamato per nome. Ambrosoli muore durante il trasporto in ospedale senza poter dire altro.
Le prime indagini della polizia non portano a nulla di concreto, ma da quanto affermano alcuni testimoni oculari emerge un particolare che in seguito si rivelerà molto importante: chi ha ucciso Ambrosoli è arrivato sul luogo a bordo di una Fiat 127 rossa, vettura poi utilizzata anche per abbandonare la scena del delitto. Dalla perizia balistica e medico-legale risulta che Ambrosoli è stato ucciso da quattro proiettili cal. 357 magnum sparati da pochi metri e in rapida successione da un’unica arma, probabilmente una Smith and Wesson o una Ruger.
Questi sono (e saranno per molti mesi) gli unici elementi a disposizione degli inquirenti. Tuttavia, l’omicidio di Ambrosoli viene messo immediatamente in relazione con le minacce che egli aveva subito alcuni mesi prima, e per le quali la Procura della Repubblica di Milano aveva già aperto un’istruttoria.
Solo a partire dal 1981 cominceranno a raggiungersi i primi elementi probatori, che consentiranno a poco a poco di stabilire che il delitto è stato commesso – come l’iter giudiziario ha dimostrato – da William Joseph Aricò, un italo-americano legato agli ambienti mafiosi newyorchesi, su mandato di Michele Sindona, tramite un altro boss italo-americano, Robert Venetucci. Era stato proprio quest’ultimo a presentare, nel 1978, Aricò a Sindona: da quel momento i contatti tra i tre personaggi erano stati e si erano concretizzati nelle ripetute minacce a Cuccia e allo stesso Ambrosoli per poi culminare nell’omicidio dell’avvocato, eseguito materialmente da Aricò assieme ad altre due persone rimaste sconosciute.
A risolvere l’omicidio saranno i giudici istruttori milanesi Giuliano Turone eGherardo Colombo, coadiuvati dal pubblico ministero Guido Viola.
Gli inquirenti milanesi riescono a ricostruire la missione di morte di Aricò il quale, la sera in cui sparò ad Ambrosoli, era affiancato da due complici rimasti sconosciuti. Arrivato in Italia sotto il falso nome di Robert Mc Govern, Aricò, noleggia una Fiat 127 rossa regolarmente restituita dopo l’omicidio. Trascorre la notte all’hotel Splendido di piazza Missouri, quindi rientra in America, senza lasciare altre tracce.
Il delitto sarebbe forse rimasto avvolto nel mistero se un detenuto, compagno di cella di Aricò, non avesse deciso di rivelare una confidenza fattagli dal killer.
Aricò muore il 21 febbraio 1984, durante un rocambolesco tentativo di fuga dal carcere Metropolitan correctional center di Manhattan che sa molto di sceneggiata.
Per l’omicidio Ambrosoli Michele Sindona e Robert Venetucci verranno condannati all’ergastolo il 18 marzo 1986, il primo come mandante e il secondo come intermediario tra lo stesso Sindona e l’esecutore materiale William Joseph Aricò. Quattro giorni dopo Sindona morirà nel reparto rianimazione dell’ospedale civile di Voghera per avvelenamento da cianuro. La condanna di Venetucci sarà confermata in appello il 5 marzo 1987 e poi in Cassazione.

IL DISPOSITIVO DELLA SENTENZA
per il delitto Ambrosoli

COME E PERCHE’ SINDONA
DECISE DI ELIMINARE L’AVV. AMBROSOLI

MANDANTE E KILLER

LE RESPONSABOLITA’ DI ROBERT VENETUCCI

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