IL CASO BRUNO CONTRADA Servitore dello Stato o amico dei boss?

Contrada (Studiocamera)
Foto Studiocamera

Quella di Bruno Contrada è una storia emblematica. Soprattutto dello stato comatoso in cui si trova la Giustizia in Italia.
Per processarlo e condannarlo sono occorsi 15 anni. Innocente o colpevole che sia quello che gli è stato riservato è un trattamento indegno di un Paese che si vuole civile. Anche perché la sua lunga vicenda giudiziaria è stata contrassegnata da un’ambiguità di fondo: la straordinaria credibilità attribuita allo stuolo di “pentiti” che lo accusava, moltissimi dei quali già ritenuti inattendibili in altre sentenze. E poi l’assoluta mancanza di riscontri oggettivi. Un processo, quello a Contrada, che riporta alla mente un altro processo, del tutto diverso, quello che ha condannato Sofri, Pietrostefani e Bompressi per l’omicidio del commissario Calabresi: i “pentiti” usati come oracoli. I fatti? Di nessun rilievo.
Ma la storia di Bruno Contrada è una storia diversa. E’ la storia di un “servitore dello Stato” seppellito dall’accusa infamante di essere un uomo contiguo alle cosche mafiose. Con un’anomalia che deve far riflettere. E solo un caso che Contrada fosse tra i pochi poliziotti fuori dai giochi politici di quelli che Leonardo Sciascia chiamava i “professionisti dell’antimafia”?
Bruno Contrada viene arrestato il giorno dell’antivigilia di Natale del 1992, l’anno delle stragi in cui hanno perso la vita, con le loro scorte, i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ad accusarlo diversi “pentiti” di mafia. Lo fanno quasi sempre de relato, cioè avendo appreso l’oggetto alla base delle accuse da qualcun altro. Il fatto che abbiano quasi tutti lo stesso legale dovrebbe impensierire investigatore e magistrati. E invece nulla accade.
Della vicenda giudiziaria di Bruno Contrada potete leggere qui sotto. Così come del fondamento o meno delle accuse che lo hanno portato a subire una condanna a dieci anni. Resta il fatto che il caso Contrada è tutt’altro che ammantato di certezze e limpidezza. E questo ci sembra incontestabile.

LA VICENDA GIUDIZIARIA
per 15 anni “presunto innocente”

CONTRADA: L’”INFILTRATO” CHE SUSSURAVA ALLA MAFIA
di Marco Travaglio

COSI’ STRAGISTI E STUPRATORI HANNO DISTRUTTO CONTRADA
di Gian Marco Chiocci

“IO SEPOLTO VIVO TRATTATO COME TOTO’ RIINA”
intervista a Bruno Contrada

CONTRADA DIFFAMATO DAL FILM DI FERRARA
OTTIENE UN RISARCIMENTO