IL DELITTO LIMA L’uccisione del referente politico di Andreotti in Sicilia

12 marzo 1992: Salvo Lima viene ucciso a Mondello
12 marzo 1992: Salvo Lima viene ucciso a Mondello

Giovanni Falcone lo aveva capito subito. E all’indomani dell’assassinio dell’on. Salvo Lima, esponente democristiano della corrente di Giulio Andreotti in Sicilia, avvenuto il 12 marzo 1992, aveva detto di temere che quel delitto “fosse solo il primo della reazione della mafia che, se non vuole perdere potere e prestigio, deve dimostrare di essere ancora la più forte“. Sarebbero seguite, da lì a poco, le stragi di Capaci e via D’Amelio, in cui lo stesso Falcone e Paolo Borsellino avrebbero perso la vita, e poi l’omicidio di Ignazio Salvo, l’esponente più in vista degli affari di Cosa nostra.

L’assassinio di Salvo Lima va quindi inteso come la prima risposta della mafia alla sentenza della Cassazione – emessa poco tempo prima e che condannava definitivamente i vertici di Cosa nostra – in quanto colpiva l’esponente politico siciliano più vicino a Giulio Andreotti, il più volte presidente del Consiglio che – lo stabilirà un’altra sentenza anni dopo – fino agli anni Ottanta era stato condiscendente con la mafia per poi cambiare atteggiamento e diventare uno degli esponentI di Governo più prolifici di provvedimenti antimafia.

Salvo Lima viene ucciso a Mondello, il quartiere di Palermo verso il mare dove abitava. Un agguato a cui il fido andreottiano non ha scampo anche se intuendo ciò che sta per accadere scende dall’auto sulla quale si trovava assieme a due altri democristiani e cerca di fuggire correndo.

LA VICENDA GIUDIZIARIA

LE MOTIVAZIONI DELLA (SECONDA)
SENTENZA DELLA CASSAZIONE