IL DELITTO ROSTAGNO. La lunga strada della verità.

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Ci sono voluti quasi 20 anni perché, finalmente, un magistrato indagasse sulla pista che a tutti era chiara, tanto chiara da essere continuamente occultata: la pista mafiosa per l’omicidio di Mauro Rostagno, giornalista; ex studente di sociologia all’università di Trento quando a frequentarla era il futuro fondatore delle Brigate rosse, Renato Curcio, suo amico; ex dirigente di Lotta continua; al momento della morte polemista in una radio libera del trapanese e animatore di una comunità per il recupero di tossicodipendenti.
Mauro Rostagno, 46 anni, viene assassinato la sera del 26 settembre 1988. Un agguato: Rostagno è in auto con una ragazza, ospite della comunità Saman. Sta rientrando in comunità dopo aver parlato, come faceva spesso, dai microfoni di una televisione, la Rtc di Trapani, da dove denunciava lo strapotere mafioso in città. L’agguato non è perfetto: ad un killer scoppia il fucile. Ma Mauro cade sotto il piombo dei suoi carnefici.
La matrice dell’agguato è chiara: Rostagno era un giornalista scomodo. Da eliminare. E lo era – ma questo lo si scoprirà dopo – anche perché aveva scoperto i luridi traffici degli uomini dei servizi segreti, che operavano nella Gladio, assieme ai mafiosi. Armi e droga. Mauro Rostagno: un uomo da eliminare.
E invece tra errori e superficialità di carabinieri, polizia e magistrati il caso Rostagno diventa presto un guazzabuglio che porta, non a caso, su piste depistanti: le Brigate rosse, l’omicidio del commissario Calabresi, presunti traffici e rivalità all’interno della comunità Saman.
Nel 1996, un magistrato, il procuratore di Trapani Gianfranco Garofalo, con squilli di trombre e rullio di tamburi, organizzerà una conferenza stampa per annunciare che il delitto Rostagno ha imboccato la pista giusta: ad eliminarlo non la mafia, ma una faida sessual-economica all’interno della comunità Saman. Un abbaglio quello di Garofalo pagato caro dagli amici più cari di Mauro. E poi i depistaggi: quelli che cercano di sviare le indagini sulla falsa pista dell’omicidio Calabresi.
Risultato: ancora 20 anni dopo Mauro Rostagno attende giustizia.

L’ULTIMA VITTORIA DI MAURO ROSTAGNO
di Enrico Deaglio

IL CASO ROSTAGNO: UNA COMUNITA’ DI MOSTRI
di Sandro Provvisionato e Giampaolo Rossetti

GarofaloConfts1996
23 luglio 1996. Un giorno infasuto per la giustizia. Il procuratore di Trapani Gianfranco Garofalo, circondato da investigatori (si fa per dire), enuncia il suo fallace teorema: ad uccidere Mauro Rostagno non è stata la mafia. Numerosi gli arresti. Sarà smentito nel giro di pochi giorni