29 agosto 1991: Libero Grassi

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Mai, forse, nella storia dei delitti di mafia, un omicidio fu tanto annunciato.

Libero Grassi, 62 anni, imprenditore tessile palermitano, bersagliato dalle richieste di pizzo, decide di non piegarsi al ricatto del racket e denuncia i suoi estortori, che vengono arrestati. La sua scelta fa scalpore. Per la prima volta un imprenditore si ribella pubblicamente all’imposizione mafiosa, la sua decisione, accolta con favore dalla società civile, crea però divisioni e polemiche tra i suoi colleghi imprenditori, molti dei quali preferiscono continuare a pagare in silenzio il loro contributo mensile alle cosche mafiose.

Libero Grassi era andato anche in tv a raccontare la sua storia. Era stato ospite del Maurizio Costanzo show. La sua decisione aveva cominciato piano piano a fare proseliti, frantumando il muro di indifferenza e di paura costruito nei decenni di terrore mafioso. La parola d’ordine «paga e non avrai danni» stava per essere sostituita da una volontà di denuncia del tutto nuova, il suo esempio rischiava di convincere commercianti ed imprenditori ad opporre un clamoroso rifiuto alle richieste estorsive della mafia.

Cosa Nostra non poteva permetterlo e la sua reazione non si era fatta attendere.

Per uccidere Libero Grassi viene scelto il killer più fidato del boss don Ciccio Madoniasuo figlio Salvino, secondogenito, che verrà poi arrestato in una villa hollywoodiana sul litorale palermitano dove viveva con la moglie.

L’ordine parte dalla commissione mafiosa, l’incarico viene affidato alla famiglia più colpita dalle denunce di Grassii Madonia, che sul racket del pizzo hanno nel tempo costruito grandi fortune.

A rivelare la dinamica del delitto sarà il “pentito” Marco Favaloro, ultimo tra i “collaboratori” di medio calibro dell’organizzazione che, dopo mille tentennamenti, ammetterà di avere condotto, la mattina del 29 agosto 1991, l’auto a bordo della quale c’era anche Salvino Madonia.

Tutto si svolge in un attimo: Grassi, appena uscito da casa, percorre a piedi il tratto di marciapiede che lo separa dalla sua auto. Per Salvino avvicinarsi all’uomo inerme e scaricargli addosso l’intero caricatore della sua calibro 38 è un gioco da ragazzi.

Che il delitto per Cosa Nostra fosse inevitabile lo spiegherà ai giudici un altro “pentito” Gaspare Mutolo, riferendo una colorita frase di Giuseppe Madoniafratello di Salvino: «Se a questo cornuto non gli si sparava, tutti gli altri si sarebbero ribellati e avrebbero seguito il suo stesso esempio. Tocca farsi sentire ogni tanto».

 

Fonte: Giuseppe Lo Bianco e Francesco Viviano – La strage degli eroi. Vita e storia dei caduti nella lotta contro la mafia – Edizioni Arbor, Palermo, 1996.