25 settembre 1988: Antonino e Stefano Saetta

Appena undici giorni dopo l’assassinio di Alberto Giacomelli, in un altro punto dell’Isola, a Canicattì, viene ucciso il giudice Antonino Saetta, 66 anni, presidente di sezione della Corte d’Appello di Palermo. Con lui viene ammazzato anche il figlio Stefano, 36 anni, invalido civile, che lo accompagnava nel viaggio di ritorno verso Palermo.

Un commando di sicari, armati di mitra, blocca la Lancia Thema del magistrato, sparando centinaia di proiettili. Padre e figlio muoiono all’istante.

Saetta aveva avuto il coraggio, mancato ad altri suoi colleghi, di condannare all’ergastolo gli assassini del capitano dei carabinieri Emanuele Basile.

«Non usciamo da qui se non si emette una sentenza di colpevolezza». Con queste parole, pronunciate durante la camera di consiglio del processo d’appello contro i killer dell’ufficiale dell’Arma, Antonino Saetta aveva pronunciato anche la sua condanna a morte. Molti dei giudici popolari erano stati «avvicinati». E avrebbero garantito ai boss, a Totò Riina e Francesco Madonia, che i tre killer, Giuseppe Madonia (figlio di Francesco),Vincenzo Puccio e Armando Bonanno sarebbero stati assolti. Invece ilpresidente Saetta non si era piegato alla richiesta dei capimafia che anche con lui avevano tentato di «aggiustare» il processo. Il magistrato aveva fatto il suo dovere sino in fondo e aveva pagato con la morte la sua onestà intellettuale e professionale.

Per questo assassinio la Procura di Caltanissetta emetterà ordini di custodia cautelare contro Totò Riina e Francesco Madonia, ritenuti i mandanti. Dei tre esecutori, soltanto Pietro Ribisi è ancora in vita. Ribisi è uno dei sette «fratelli terribili» di Palma Montechiaro. Gli altri due killer che hanno partecipato all’agguato, Nicola Brancate e Michele Montagna, sono morti così come il basista dell’agguato, Giuseppe Di Caro.

All’apertura del processo, il giovane pubblico ministero Antonino Di Matteonon esiterà a censurare il comportamento dei predecessori del giudice Saetta, più attenti al quieto vivere che all’amministrazione della giustizia.

 

Fonte: Giuseppe Lo Bianco e Francesco Viviano – La strage degli eroi. Vita e storia dei caduti nella lotta contro la mafia – Edizioni Arbor, Palermo, 1996.