13 giugno 1983: Mario D’Aleo, Giuseppe Bommarito, Pietro Morici

Tre anni dopo l’uccisione del suo collega Emanuele Basile, anche Mario D’Aleo, 29 anni, che aveva preso il suo posto come comandante della compagnia dei carabinieri di Monreale, viene assassinato da killer di mafia. Il delitto avviene sotto la sua abitazione in via Scobar a Palermo. Con lui cadono anche l’appuntato Giuseppe Bommarito, 39 anni, ed il carabiniere Pietro Morici, 30.

D’Aleo stava proseguendo le indagini avviate dal suo predecessore. E questoCosa Nostra non poteva tollerarlo.

Il primo segnale di morte il giovane capitano lo aveva ricevuto il 7 gennaio 1982 quando «osò» arrestare il rampollo della famiglia BruscaGiovanni, allora agli inizi di una feroce carriera criminale ed in seguito prima killer nellastrage di Capaci, nell’omicidio dell’esattore Ignazio Salvo e nella barbara uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del “pentito” Santino e poi “pentito” a sua volta. Quel giorno D’Aleo aveva arrestato Giovanni Brusca perché coinvolto in alcuni attentati intimidatori. Il nonno di Brusca, Emanuele, si era presentato in caserma per intimidire il capitano, reo di avere arrestato quel «giovanotto» da lui definito un «bravo ragazzo».

 

Fonte: Giuseppe Lo Bianco e Francesco Viviano – La strage degli eroi. Vita e storia dei caduti nella lotta contro la mafia – Edizioni Arbor, Palermo, 1996.