La strage di via Pipitone Federico. L’eliminazione di un grande magistrato: Rocco Chinnici

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La strage di via Pipitone Federico in cui persero la vita il giudice Rocco Chinnici, due carabinieri e il portiere dello stabile

Il capo dell’ufficio istruzione di Palermo Rocco Chinnici e i due carabinieri che lo scortavano sono morti nell’esplosione di un’auto parcheggiata davanti all’abitazione del magistrato in via Pipitone Federico, in un quartiere residenziale della città”.
Così un flash dell’Ansa, il 29 luglio 1983, dava la notizia dell’attentato in stile Beirut con cui Cosa nostra si era sbarazzata di uno dei giudici più scomodi che la Sicilia abbia mai avuto. Si scoprirà solo più tardi che nell’attentato, oltre al magistrato e ai due carabinieri  (il maresciallo Mario Trapassi, 33 anni, originario di Palermo, sposato con quattro figli e l’appuntato Edoardo Bartolotta, nato a Castrofilippo (Agrigento), 56 anni, anch’egli sposato, con due figli) aveva perso la vita anche il porteire dello stabile, Stefano Li Sacchi. Nell’esplosione rimangono feriti altri quattro carabinieri e una decina di passanti.
Ad esplodere è una Fiat 126 carica di tritolo azionato con un telecomando, parcheggiata davanti al portone d’ingresso dello stabile. L’auto esplode nel momento in cui il giudice, uscito dal portone, sta per salire sull’auto blindata che avrebbe dovuto condurlo al palazzo di giustizia. Il luogo dell’attentato suggerisce più che l’immagine di un delitto freddamente premeditato dalla mafia, un’azione di guerriglia su uno scenario libanese. Decine di macchine sventrate, una decina di negozi adiacenti al portone d’ingresso dell’abitazione del giudice distrutti; in frantumi i vetri, nel raggio di 500 metri dall’epicento dell’esplosione; decine di tapparelle, anche all’ottavo piano e fino a 300 metri di distanza dal luogo dell’esplosione, scardinate.
Nato nel 1925 a Misilmeri, un piccolo comune del palermiatano, Chinnici aveva diretto numerose inchieste sulla mafia: era stato nominato capo dell’ufficio istruzione del tribunale di Palermo subito dopo la morte del giudice Cesare Terranova, ucciso in un agguato assieme al sottufficiale di polizia di scorta Lenin Mancuso il 25 settembre del 1979.

Come se fosse una beffa del destino a coordinare le indagini sull’agguato saranno il procuratore della Repubblica Vincenzo Pajno ed il consigliere istruttore aggiunto Marcantonio Motisi, due magistrati di cui Chinnici aveva una pessima opinione come si scoprirà più avanti quando verrà alla luce il suo diario personale.

IL DIARIO PERSONALE DI ROCCO CHINNICI
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