I DELITTI POLITICI DEGLI ANNI OTTANTA

chinnicieborsellino
Due magistrati: Rocco Chinnici e Paolo Borsellino. Verranno uccisi dalla mafia a nove anni di distanza il primo dal secondo

Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Novanta – soprattutto Palermo, ma anche il resto della Sicilia – furono sotto attacco da parte di Cosa nostra.

Omicidi mirati, agguati mortali, stragi spietate insaguinarono l’isola. L’obiettivo della mafia era quello di eliminare ogni avversario sulla strada dei suoi affari. Caddero politici, magistrati, uomini delle forze dell’ordine, imprenditori, sacerdoti, giornalisti, semplici cittadini. Una lungo eccidio strisciante. Delitti motivati da un unico disegno: affermare il potere della criminalità per imporre il dominio mafioso.

La stagione dei delitti politici – fondamentale per capire le logiche della mafia siciliana – sfocerà da lì a poco nella definitiva resa dei conti, interni ed esterni a Cosa Nostra. L’eliminazione di due importantissimi referenti della criminalità organizzata dominata dai Corleonesi (i delitti Lima e Salvo) e quindi le stragi in cui persero la vita i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

La ancora oggi misteriosa cattura del boss dei boss, Totò Riina, segnerà, invece, il reimmergersi della organizzazione mafiosa nella società civile, rinunciando ad un attacco frontale alle sue articolazioni più o meno istituzionali. Un modo più subdolo, ma per questo non meno pericoloso, di continuare a gestire gli affari di un’intera regione.

Di seguito la storia, le vite, le speranze distrutte di un lungo elenco di uomini e donne morte di mafia.

Boris Giuliano

Cesare Terranova e Lenin Mancuso

Piersanti Mattarella

Gaetano Costa

Pio La Torre e Rosario Di Salvo

Carlo Alberto Dalla Chiesa, Emanuela Setti Carraro, Domenico Russo

Calogero Zucchetto

Gian Giacomo Ciaccio Montalto

Giuseppe Montana

Ninni Cassarà, Roberto Antiochia

Natale Mondo

Alberto Giacomelli

I GIORNALISTI

GLI ALTRI CADUTI