IL MISTERIOSO SUICIDIO DEL MARESCIALLO ANTONINO LOMBARDO

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Il maresciallo dei CC Antonio Lombardo (Giacominofoto)

Il caso del maresciallo Antonino Lombardocomincia il 4 marzo 1995quando il sottufficiale dei carabinieri, in forza al ROS, il Reparto Operazioni Speciali, si uccide nella caserma Bonsignore di Palermo.

Il tentativo di mettere tutto a tacere trova un’involontaria sponda in una serie di denunce – alcune addirittura televisive – fatte poco prima del tragico evento dal sindaco di Palermo, Leoluca Orlando e da quello di Terrasini, che dipingevano Lombardo come un uomo al soldo delle cosche. La magistratura di Palermo apre anche un’inchiesta contro i due amministratori per il reato, decisamente campato in aria, di “induzione al suicidio”.

Ma è lo stesso maresciallo a lasciare una chiave di lettura del percorso che lo ha portato a togliersi la vita: in una lettera d’addio scrive che l’origine della sua delegittimazione andava ricercata nei suoi viaggi di servizio negli USA, dove aveva cercato di convincere il boss Tano Badalamenti a rientrare in Italia.

Il cognato di Lombardo, il tenente dei carabinieri Carmelo Canale, ex strettissimo e importantissimo collaboratore di Paolo Borsellino, che da lì a poco finirà assurdamente sotto processo per concorso in associazione mafiosa, accusa dalla quale sarà assolto dieci anni dopo, ai funerali del sottufficiale dice: “a quanti pensano che Lombardo si sia suicidato rispondo: vi sbagliate questo è un omicidio calcolato da tempo da menti raffinatissime”.

Cosa vuole dire Canale? E perché il capo della procura generale di Palermo, Angelo Rovello, prima di lasciare l’incarico e andare in pensione, detta all’ANSA questa dichiarazione: “Un filo nero lega la mancata perquisizione del covo di Riina e il suicidio del maresciallo dei carabinieri Lombardo (…). La vicenda Riina si iscrive nella tradizione italiana dei misteri, appare chiaro che qualcuno possiede il suo archivio e, quindi, le prove delle sue relazioni con soggetti esterni a Cosa Nostra”.

E’ nello stesso periodo di questa inquietante dichiarazione di un alto magistrato palermitano che la vicenda Lombardo assume, forse, la sua giusta dimensione.

La famiglia del sottufficiale decide di consegnare alla procura della Repubblica di Caltanissetta nuovi documenti. In essi si delinea un’ipotesi: il loro congiunto si sarebbe ucciso perché avrebbe appurato la volontà dello stesso Badalamenti di venire in Italia a testimoniare in alcuni processi di mafia. Secondo i familiari, le autorità italiane e l’FBI fecero, invece, di tutto per bloccare la testimonianza del boss al processo Andreotti e in altri dibattimenti che lo vedevano coinvolto in Italia. Testimonianze che avrebbero avuto un effetto devastante: demolire una serie di affermazioni del superpentito Tommaso Buscetta, supertestimone sia nel processo Andreotti, sia in quello per il delitto Pecorelli (imputato sempre Andreotti). Il primo in corso a Palermo e l’altro a Perugia.

In altre parole le deposizioni di Badalamenti avrebbero fatto sgretolare due processi ai quali sia la procura di Palermo che quella di Perugia tenevano moltissimo. Processi, peraltro, conclusisi entrambi con due sentenze di assoluzione senza bisogno delle deposizioni di Badalamenti.

Ma chi è Gaetano Badalamenti, detto “Tano”? Accusato, tra gli altri, anche dell’omicidio Impastato (9 maggio 1978) che ha ispirato il film di Marco Giordana I cento passi, è stato un boss della mafia perdente, messo fuori da Cosa nostra all’inizio degli anni Ottanta, rifugiatosi negli USA dove per anni ha scontato una condanna per traffico di stupefacenti, prima di morire, nell’aprile 2004, in un centro medico carcerario in Massachusetts.

Secondo Buscetta sarebbe stato proprio Badalamenti a confidargli che dietro il delitto Pecorelli ci sarebbe stato un accordo tra Andreotti e la mafia siciliana. Confidenza, questa, che Badalamenti ha sempre negato con decisione.

Ed ecco la terribile ipotesi dei familiari del maresciallo Lombardo: il loro congiunto si sarebbe suicidato perché – allo scopo di delegittimarlo per il suo ruolo avuto nel tentare di far tornare in Italia Badalamenti – qualcuno, allo scopo di bloccarlo, aveva cominciato a gettargli fango addosso, accusandolo di collusione con la mafia.

Al momento l’inchiesta sul suicidio del maresciallo Antonino Lombardo è ferma. La magistratura tende a negare qualsivoglia responsabilità – anche indiretta – di suoi rappresentanti, a Palermo come a Perugia.

Quelli che pubblichiamo sono alcuni dei documenti consegnati dai familiari del maresciallo alla magistratura. Alcuni di loro parlano da soli.

Il reperimento di questi documenti è dovuto al lavoro certosino del giornalista Vittorugo Mangiavillani.

LA VERA STORIA DEL MAR. LOMBARDO E DEL TEN. CANALE
di Lino Jannuzzi

LE CONFIDENZE DI BADALAMENTI AL MARESCIALLO LOMBARDO
di Anna Petrozzi

PER FAR TACERE DON TANO
di Liana Micella

“QUEL BUSCETTA, QUANTE NE DICE!”
Int. di Ennio Remondino a Don Tano Dadalamenti

ASSOLTO IL TENENTE DI BORSELLINO
di Felice Cavallaro