TENTATIVI DI REVISIONISMO STORICO

Santovito2

I lavori che presentiamo sono diAndrea Pannocchia: una sua tesi di laurea e uno scritto ridotto tratto dalla stessa. Entrambi sono la dimostrazione lampante che in Italia il revisionismo storico non avrà alcun futuro finché verrà affidato a chi non ha né strumenti storiografici, né un approfondita conoscenza della politica italiana, ma solo una visione ingenua del mondo che lo circonda e – tutt’al più – una buona conoscenza bibliografica. Tralasciando l’ipotesi maliziosa (ma quanto?) di una sua faziosità ideale e ideologica.
Il risultato – e questo lavoro ne è la dimostrazione – è sconcertante: un accumulo di ovvietà, una collezione di cose risapute, tutte basate sulla buona fede di chi si accontenta del conosciuto, dei documenti ufficiali, delle sentenze più o meno giudiziarie, senza alcuno sforzo investigativo vero. Tutto è lampante, tutto è ovvio, ma i cattivi anche questa volta hanno tramato contro le gloriose istituzioni italiane.
Il giochetto, d’altronde, è scontato: si parte da una sentenza (che diventa bibbia) per smontare anni di ricerche e di studi. Il risultato è assicurato. Ma è questo il revisionismo storico?
Anime belle, si dirà, anime candide che non ammettono dietrologie. O forse semplici utili ingenui di turno. Forse hanno vissuto altrove. Non certo nell’Italia che è sotto gli occhi di tutti: quella dei mille misteri. Per loro tutto è chiaro, tutto è limpido. Persino Gladio. Figurarsi.

Non è il caso di Andrea Pannocchia, ovviamente. Anche se anche lui fa gli stessi errori. Fidarsi troppo del conosciuto, senza alcuna indagine restrospettiva.

GLADIO, UN NOME TANTE STORIE
di Andrea Pannocchia

GLADIO
di Andrea Pannocchia