NON FU UN GOLPE DA OPERETTA. L’analisi della commissione stragi

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Le manomissioni politico-giudiziarie avvenute nel corso degli anni hanno teso a far sì che, nella memoria collettiva, quanto accadde nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970 venisse classificato come un ridicolo tentativo di colpo di stato, messo in atto da un’accozzaglia di poco credibili personaggi: un principe decaduto, residuo del periodo bellico; una banda di fanatici neofascisti un po’ straccioni; qualche nostalgico generale in pensione e persino un’armata di guardie forestali, armate sì, ma che arrivano a Roma a cavalcioni delle loro motorette. Chi ha visto lo spassosissimo film di Mario Monicelli “Vogliamo i colonnelli” (1973), con Ugo Tognazzi, sa di cosa stiamo parlando. L’operazione politica – certamente non addebitabile al lavoro cinematografico che pure aveva un suo messaggio – messo in atto da quel famoso “porto delle nebbie” che era la procura di Roma, saldamente in mano agli andreottiani, fu chiarissimo: ridicolizzare quell’evento per svuotalo di significato, assolvere la classe politica democristiana accusata quanto meno di scarsa vigilanza democratica; salvare  il  ruolo  in  esso avuto dai servizi segreti, producendo allo stesso tempo uno scontro tra le due ali in mano, rispettivamente, aVito Miceli e a Gianadelio Maletti; coprire di ridicolo l’ala destra del partito del Golpe incarnata dagli estremisti seguaci di JunioValerio e Borghese e infine lasciare la porta aperta a quella strategia della tensione all’epoca in pieno dispiegamento. Insomma: non i soliti due, ma ben cinque piccioni con una fava.
L’unico documento organico che al momento possediamo sul Golpe Borghese è quello che qui sotto pubblichiamo: la parte relativa contenuta nella relazione del Sen. Pellegrino, presidente della commissione stragi, certamente utile ad un inquadramento storico-politico.

Analisi della Commissione Stragi (relazione Pellegrino)

COME E’ANDATA A FINIRE?