L’ATTENTATO ALL’ISTITUTO AFFARI INTERNAZIONALI

brunetti-via2

Poco prima dell’alba del 10 aprile 2001 un’esplosione squassa la quiete di una zona centralissima di Roma. Un ordigno esplode nell’androne di palazzo Rondinini, situato a pochi metri da piazza del Popolo, dove hanno sede due importanti istituti: lo IAI, l’istituto per gli affari internazionali, un’organizzazione privata, specializzata in studi strategici e il Consiglio per le relazioni Italia-USA.
I danni non sono gravissimi, ma è indubbio il significato politico di un simile attentato che viene rivendicato con un lungo volantino (36 pagine) firmato dai NIPR, i Nuclei di iniziativa proletaria rivoluzionaria, una sigla che ha già rivendicato altre piccole azioni di sabotaggio. Lo stesso volantino si conclude con il ricordo di quattro militanti delle Brigate rosse, uccisi il 28 marzo 1980 a Genova dai carabinieri.
Nei giorni successivi altre copie dello stesso volantino di rivendicazione verranno trovati in diverse città italiane.
Sofisticato il modo di agire degli attentatori: l’innesco dell’esplosivo (circa 600 grammi di tritolo) è stato attivato grazie ad un telefono cellulare. La rivendicazione viene spedita via e-mail a diversi quotidiani.
“La valenza” dell’attentato viene approvata da un’altra formazione terroristica, i NTA, i Nuclei territoriali antimperialisti.

IL VOLANTINO DI RIVENDICAZIONE