LA SENTENZA INTEGRALE DEL PROCESSO DI PRIMO GRADO

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Toni Negri, il maggior imputato del processo 7 aprile dietro le sbarre (Sud Foto Group)

Cominciato il 7 giugno 1982, ad oltre tre anni dalla maxi retata che portò all’arresto dei vertici dell’autonomia operaia, il processo di primo grado che si svolge davanti alla Corte di Assise di Roma si conclude il 12 giugno 1984.

L’imputazione più grave riguarda il reato di insurrezione armata contro i poteri dello stato. Pena prevista: l’ergastolo.

Il processo è in realtà un maxiprocesso: a Roma, nell’aula del Foro Italico trasformata in bunker, vengono giudicati 71 imputati (17 latitanti, 29 in libertà, 25 detenuti). Le accuse non sono per tutti uguali. I magistrati romani che hanno portato a termine l’inchiesta nata dall’insulso “Teorema Calogero” ritengono che 12 di loro rischiano l’ergastolo perché rinviati a giudizio con l’accusa più pesante, appunto insurrezione armata; dieci sono invece accusati di organizzazione di banda armata; altri hanno come imputazione la semplice partecipazione. Inoltre ci sono numerosi altri capi di imputazioni minori: detenzione di armi ed esplosivi, rapine e furti, l’attentato alla Face standard, il sequestro di Carlo Saronio e un tentativo di sequestro (quello dell’industriale, allora presidente del Milan, Giuseppe Duina).

Dall’inchiesta principale, portata a Roma, si sono poi staccati alcuni tronconi collaterali; altre retate sono state fatte (una seconda l’11 dicembre del 1979, altre due il 24 gennaio e l’11 marzo 1980).

Un altro processo sulla vicenda viene celebrato, sia in primo che in secondo grado (nelluglio del 1980 e nel novembre del 1981): è quello che riguarda una trentina di imputati del troncone padovano, accusata di reati specifici: rapine, furti, violenze varie.

L’intera vicenda processuale, che investe oltre dieci anni di storia italiana, si appoggia su un vero e proprio teorema giudiziario che verrà letteralmente smantellato in Appello, quello sviluppato appunto dal pm padovano Pietro Calogero. Nell’inchiesta spiccano i nomi di Toni Negri e Oreste Scalzone, due ex dirigenti di Potere Operaio, ritenuti i teorici dell’autonomia operaia, rea di sabotaggi degli impianti, pestaggi dei capi azienda, “perquisizioni proletarie” e azioni di autofinanziamento dei gruppi illegali fino alla saldatura con le Brigate rosse.

Davanti alla Corte d’Assise di Roma del reato di insurrezione armata contro i poteri dello stato sono accusati, oltre a Negri e Scalzone, Luciano Ferrari Bravo, Mario Dalmaviva, Maurice Bignami, Paolo Ceriani Sebregondi, Gian Luigi Galli, Silvana Marelli, Francesco Tommei, Emilio Vesce, Egidio Monferdin e Gianfranco Pancino.

L’insurrezione armata sarebbe stato l’obiettivo da raggiungere con l’attività di una serie di bande armate operanti sotto varie sigle (Lavoro illegale, FARO, Centro nord, Senza tregua, Comitati comunisti rivoluzionari (Cocori)) che rappresentavano il livello occulto di Potere operaio, prima e dell’autonomia operaia organizzata, dopo.

Nella sentenza di primo grado che qui sotto pubblichiamo integralmente la pena più pesante è per Toni Negri: 30 anni di reclusione per concorso nell’omicidio del brigadiere dei carabinieri Andrea Lombardini e nel tentativo di omicidio del carabiniere Gennaro Sciarretta, nonché per concorso nell’uccisione dell’ing. Carlo Saronio e nel tentativo di sequestro dell’industriale milanese Giuseppe Duina.

Negri viene condannato inoltre per i reati di introduzione, detenzione e porto di esplosivo, furto del quadro della Madonna delle Grazie, tentativo di rapina negli stabilimenti dell’ANMI, tentativo di rapina all’Istituto tecnico Marconi di Padova,  detenzione e porto di due mitra provenienti dalla rapina in casa dell’armiere Airoldi, furto di francobolli, ricettazione di carte di identità rubate e incendio doloso della Face standard.

Per il caso Saronio condannati anche Silvana Marelli (21 anni), Egidio Monferdin e Gianfranco Pancino (25 anni).

La corte, accogliendo in pieno la richiesta del pubblico ministero Antonio Marini, proscioglie per insufficienza di prove tutti gli imputati chiamati a rispondere della grave accusa di insurrezione armata contro i poteri dello Stato.

Oreste Scalzone viene condannato a 20 anni di reclusione perché riconosciuto responsabile del triplice tentativo di omicidio degli agenti che erano a guardia della banca in cui fu compiuta una rapina a Vedano Olona. Scalzone viene ritenuto responsabile anche di associazione sovversiva e banda armata.

Per quest’ultimo reato vengono inflitti 16 a Domenico Zinga e Lauso Zagato; 14 a Emilio Vesce, Roberto Ferrari, Luciano Ferrari Bravo, Augusto Finzi, Giovanni Zamboni, Libero Maesano e Giovanni Battista Marongiu; 12 anni a Lucio Castellano e Paolo Virno; 11 a Paolo Pozzi; 10 a Leandro Barozzi; 7 a Giustino Cortiana, Mario Dalmaviva e Alberto Magnaghi;  6 a Giorgio Bellini e Francoise Gerard de Laloy; 5 anni e sei mesi a Francesco Bellosi, Giano Sereno e Giovanni Tranchida.

Per il reato di partecipazione ad associazione sovversiva e banda armata la corte infligge 5 anni di reclusione a Renata Cagnoni; 4 anni a Giorgio Reiteri, Elena Veterlì, Giovanni Caloria e Romano Madera; 3 anni e un mese ad Enrico Montanari; 3 ad Adriana Servida e Rolando Strano; 2 a Maria Perillo, Fabio Vedovato, Laura Bettini, Leonardo Fabbri e Cipriano Falcone.

La corte condanna poi Gian Maria Baietta a 10 anni e sei mesi di reclusione per tentativo di rapina, detenzione e porto abusivo di armi, associazione sovversiva e banda armata; un anno e otto mesi a Marco Bellavita per detenzione di armi, rapina, partecipazione ad associazione sovversiva e banda armata; 14 anni ad Arrigo Cavallina per detenzione di armi, rapina, furto, associazione sovversiva e banda armata; 6 anni a Rossano Cochis per detenzione di armi e tentativo di rapina; 10 anni ad Alberto Funaro per l’attentato alla Face standard e per associazione sovversiva e banda armata; 12 anni e sei mesi a Gian Luigi Galli per introduzione in Italia di esplosivo, nonché per associazione sovversiva e banda armata; 13 anni e sei mesi ad Antonio Liverani per porto illegale di esplosivo, associazione sovversiva e banda armata; 7 anni a Jaroslav Novak per violazione della legge sulle armi, nonché per associazione sovversiva e banda armata; 6 anni a Massimo Pavan per associazione sovversiva, banda armata, violazione della legge sulle armi e tentativo di rapina; un anno e quattro mesi (pena sospesa) a Caterina Pilenga per violazione della legge sulle armi, incendio alla Face standard, partecipazione a banda armata e associazione sovversiva; 3 anni e sei mesi a Cataldo Quinto per furto e partecipazione ad associazione sovversiva e banda armata; 13 anni e sei mesi a Gianni Sbrogiò per tentata rapina, violazione della legge sulle armi, associazione sovversiva e banda armata; 5 a Giorgio Scroffernecher per violazione della legge sulle armi, furto, partecipazione ad associazione sovversiva e banda armata; 16 a Oreste Strano per detenzione di armi da guerra, tentativo di rapina, incendio doloso alla Face Standard, associazione sovversiva e banda armata: un anno e sei mesi (pena sospesa) ad Antonio Temil per tentativo di rapina, violazione della legge sulle armi, partecipazione ad associazione sovversiva e banda armata; 16 anni a Francesco Tommei per violazione della legge sulle armi, furto, ricettazione, incendio alla Face standard, associazione sovversiva a banda armata.

Assolti per insufficienza di prove: Sergio Agustoni, Maria Adelaide Airaghi, lo scrittore Giancarlo Nanni Balestrini, Rachele Ferrario, Giuseppe Manza, Mariella Marelli, Mariella Marinoni, il giornalista Giuseppe Nicotri, Francesco Pardi, Umberto Salvagno e Italo Sbrogiò.

Assolto con formula piena dall’accusa di favoreggiamento personale Franco Prampolini.

La corte applica i benefici previsti dall’articolo uno della legge sui “pentiti” a favore di Mauro Borromeo e Franco Gavazzeni che, per questo motivo, vengono dichiarati non punibili per il reato di partecipazione ad associazione sovversiva e banda armata.

La possibilità di proseguire presso le rispettive abitazioni la carcerazione preventiva (arresti domiciliari) viene concessa a: Cortiana, Funaro, Castellano, Dalmaviva, Pozzi e Virno.

EPIGRAFE

L’INCHIESTA INIZIATA NEL MARZO 1977 DALLA PROCURA DI PADOVA

LE DICHIARAZIONI DI ANTONIO PAVANELLO, MARIA LUISA RAVANELLO E GIANNI CANOVA

LE INDAGINI SUCCESSIVE
E LE DICHIARAZIONI DI EX MILITANTI DI POTERE OPERAIO

GLI ATTI DEL PROCEDIMENTO
INIZIATO DOPO LA MORTE DI FELTRINELLI

LA “CONFESSIONE” DI CARLO FIORONI E LA SUA VERIFICA

LA “CONFESSIONE” DI MAURO BORRROMEO

LA “CONFESSIONE” DI FRANCO GAVAZZENI

LE DICHIARAZIONI DI ANSELMO SCATTOLIN

LE DICHIARAZIONI DI CARLO CASIRATI

NUOVE DICHIARAZIONI DI CARLO FIORONI

LE ULTERIORI INDAGINI DELL’A.G.

LE DICHIARAZIONI DI UMBERTO SALVAGNO,
MARIA PERILLO E FABIO VEDOVATO

LE DICHIARAZIONI DI CARLO MIGLIERINA

IL RITROVAMENTO DEL C.D. “MEMORIALE PANCINO”

LE AMMISSIONI DI LAURA BETTINI,
MARCO BELLAVITA E LEONARDO FABBRI

LA “CONFESSIONE” DI CATERINA PILENGA

LE DICHIARAZIONI DI RACHELE FERRARIO

LA “CONFESSIONE” DI ANTONIO TEMIL

LE DICHIARAZIONI DEI C.D. “PENTITI”

DOPO IL CONVEGNO DI ROSOLINA:
DA «LINEA DI CONDOTTA» AI CO.CO.RI.

ROSSO E LO SVILUPPO DELL’ILLEGALITA’ DI MASSA

L’AUTONOMIA OPERAIA AL SUD

IL PROGETTO DI METROPOLI

LA CONCLUSIONE DELLA FASE ISTRUTTORIA

IL DIBATTIMENTO

MOTIVI DELLA DECISIONE (PREMESSA)

LA NASCITA DI POTERE OPERAIO

LA TERZA CONFERENZA NAZIONALE D’ORGANIZZAZIONE

MILITARIZZAZIONE E STRUTTURE OCCULTE

LO SVILUPPO DELL’ATTIVITA’ DI P.O

I CONTATTI CON L’ESTERO

COLLEGAMENTI PO – GAP

COLLEGAMENTI PO – BR

RAPPORTI CON FORZA D’AREA

NASCITA PRIMI ORG. AUTONOMI

CONTRASTI DENTRO PO

FONDAZIONE AUTOP

PRIME ATTUAZIONE PROGRAMMA

GRUPPI OEPRANTI A MI E PD

ATTIVITA’ CRIMINOSA A MI E PD

COLLEGAMENTI AUTOP – BR

IL RILANCIO DI ROSSO

LE ATTIVITA’ ILLEGALI DI ROSSO

LA TENTATA RAPINA DI ARGELATO

LE STRUTTURE ILLEGALI DI ROSSO

LA TRASFORMAZIONE DI ROSSO

IL SEQUESTRO E L’OMICIDIO SARONIO

IL DOPO SARONIO

IL PROGETTO DI LINEA DI CONDOTTA

IL COLLETTIVO DI LAVORO TEORICO

LA RISTRUTTURAZIONE DI ROSSO

LE BRIGATE COMUNISTE

ROSSO E I COLLETTIVI POLITICI VENETI

I RAPPORTI AOO BR E PL

I COCORI E IL PROGETTO METROPOLI

LE CONCLUSIONI GIURIDICHE IL REATO DI BANDA ARMATA

IL REATO DI INSURREZIONE ARMATA

L’ENTITA’ DELLE PENE