LE FORMAZIONI LOCALI

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IL TERRORISMO LOCALISTICO. Tante piccole patrie eversive.

E’ stato il Veneto la regione in cui si è maggiormente radicato il terrorismo diffuso e questo grazie alla massiccia presenza, soprattutto a Padova, di una forte componente dell’autonomia operaia che nel 1979 (il caso 7 aprile) finirà nel mirino della magistratura e del primo grande teorema giudiziario del dopoguerra, il teorema Calogero, dal nome del magistrato padovano (Guido Calogero) che – contro la più elementare delle evidenze – sosteneva che esistesse uno stretto collegamento tra l’area dell’autonomia veneta e le Brigate Rosse e che anzi il capo delle BR fosse il prof. Toni Negri, già dirigente di Potere Operaio ed in seguito teorico dell’autonomia operaia.
In Veneto – proprio a dimostrazione della fallacità del teorema Calogero – negli anni del terrorismo sono sempre convissute due anime armate: quella organizzata e compartimentata delle Brigate Rosse – che proprio in questa regione disponevano di una delle colonne più dure e compatte e che proprio tra Verona e Padova, agli inizi del 1982, gestirono uno dei più clamorosi sequestri, con riflessi anche internazionali (il sequestro Dozier) – e quella più movimentista dell’ala armata dell’autonomia operaia, riconoscibile soprattutto nei Collettivi Politici Veneti.
In altre regioni d’Italia, come l’Emilia-Romagna, la Toscana, la Lombardia, le Marche, ma soprattutto il meridione sono state diverse le organizzazioni armate attive. Un caso a parte è rappresentato dalla Sardegna conBarbagia Rossa, nei fatti una quasi colonna sarda delle Brigate Rosse.

COLLETTIVI POLITICI VENETI

NUCLEI COMUNISTI

BRIGATA PROLETARIA “ERMINIO FERRETTO

NUCLEI ARMATI PER IL POTERE OPERAI

BRIGATA “BRUNO VALLI

BARBAGIA ROSSA

PROLETARI ARMATI IN LOTTA

FRONTE COMBATTENTE COMUNISTA – MARCHE

BRIGATA D’ASSALTO “DANTE DI NANNI”

PRIMI FUOCHI DI GUERRIGLIA

COLONNA “FABRIZIO PELLI”