BREVE STORIA DEI GAP

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L’ipotesi – o forse meglio la convinzione – di un imminente colpo di Stato da parte delle forze più reazionarie del paese sta alla base della creazione a Milano, nel 1970, dei Gruppi di Azione Partigiana (GAP) di cui è promotore e finanziatore Giangiacomo Feltrinelli, già iscritto al PCI, editore di grosso spessore, amico di Fidel Castro e delle guerriglie dell’America latina.
Fin dall’anno prima Feltrinelli comincia a nutrire quella che in molti hanno finito per giudicare una sua personale ossessione: una svolta radicale a destra della borghesia e del grande capitale. In Estate 1969, Feltrinelli esplica in maniera evidente questo suo timore. E, intanto, prepara quello che considera al tempo stesso uno strumento di autodifesa, ma anche l’embrione di un’avanguardia politica e militare rivoluzionaria: i GAP.
La teoria politica sulla cui base nascono i GAP più dei testi marxisti, sono le esperienze concrete condotte dai movimenti di liberazione in sud America: la lezione di Castro, gli insegnamenti di “Che” Guevara, i tentativi di Marighella. Sullo sfondo, ancora una volta, lo spettro delle dittature: quella boliviana in particolare.
Assieme ad uno stretto nucleo di militanti (studenti, ma anche sottoproletari), Feltrinelli, già pedinato dai servizi segreti di mezzo mondo, crea una struttura fragile, tutta tesa alla propaganda del fatto, più che al fatto terroristico in sé.
Tutto finirà appena due anni dopo, sotto un traliccio, in un prato vicino a Segrate, non distante da Milano, nel punto in cui verrà trovato il cadavere dilaniato dello stesso fondatore dei GAP: si dirà che, con dell’esplosivo, Feltrinelli stava per distruggere un pilastro dell’alta tensione che avrebbe gettato nel buio una parte della città. Un altro gesto di propaganda. L’ultimo.

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