IL RAPPORTO MAZZA (1970)

LapideSaltarelli

Il cosiddetto Rapporto Mazza è alla base di quella che passerà alla storia come la “teoria degli opposti estremismi”, teoria finalizzata ad isolare i consensi nei confronti delle posizioni più radicali di destra e di sinistra.
Questa espressione ebbe un forte impatto mediatico e servì a mantenere la coesione dell’elettorato moderato attorno ai partiti dell’area centrista, stabilizzando il potere al centro. L’estremismo ed il suo uso politico così non furono affatto destabilizzanti, come scioccamente affermava il Pci, ma, al contrario assolutamente stabilizzante.
Il 22 dicembre 1970, dieci giorni dopo i gravi incidenti avvenuti a Milano nel primo anniversario della strage di piazza Fontana in cui, colpito al petto da un candelotto sparato ad altezza d’uomo dalla polizia, era stato ucciso lo studente ventitreenne di Giurisprudenza di origine abruzzese: Saverio Saltarelli.
E’ un rapporto che il prefetto di Milano Libero Mazza indirizza all’allora ministro dell’Interno Franco Restivo. Il rapporto per la verità è generico ed approssimativo e mette nero su bianco un resoconto della situazione a suo avviso allarmante per l’ordine pubblico, che si stava creando a Milano. Nel rapporto il Prefetto faceva presente che proprio gli “opposti estremismi” stavano creando un clima di pericolosa violenza, attribuendo maggiore forza numerica all’estrema sinistra.
Il Rapporto Mazza rimase sconosciuto fino al 16 aprile 1971 quando venne pubblicato dai giornali.

IL TESTO INTEGRALE DEL RAPPORTO MAZZA