La morte di Paolo Rossi… E cominciò il ’68

Funerali
I funerali di Paolo Rossi nel piazzale del Rettorato dell’Univesrità La Sapèienza di Roma

Accadde il 27 aprile 1966.

Un gruppo di neofascisti del gruppo La Caravella entra all’università La Sapienza di Roma con l’intenzione di provocare incidenti all’interno della facoltà di Lettere e Filosofia dove sono in corso le elezioni per il rinnovo dell’organismo rappresentativo degli studenti (ORUR).

Violenti tafferugli avvengono sul pianerottolo antistante la facoltà, in cima alla scalinata che porta alle aule. Negli scontri viene colpito al torace Paolo Rossi, 19 anni, studente di architettura, iscritto al Psi.

Nelle immagini scattate dal fotografo Adriano Mordenti, che pubblichiamo, si vede Paolo Rossi che cerca di sedare gli animi trattenendo un suo compagno. Sono gli ultimi attimi di vita del giovane che subito dopo, avvertendo forti dolori, comincerà a sentirsi male.

Paolo commetterà l’errore di sedersi, per riprendere fiato, sul muretto del pianerottolo che delimitava, dalla parte destra, la sommità della scalinata della facoltà di Lettere. Da qui, perdendo i sensi, precipiterà da un’altezza di cinque metri, battendo violentemente il capo sul selciato.

Paolo Rossi morirà dopo 15 ore di agonia.

Non era quella la prima aggressione neofascista.

I gruppi fascisti, che negli anni Sessanta avevano all’interno dell’ateneo romano un certo seguito, erano impegnati a contrastare il nascente attivismo politico degli studenti e dei professori democratici. Basti pensare che soltanto nell’anno accademico 1963-1964 era stato inaugurato il primo corso di storia contemporanea dedicato all’antifascismo.
La morte di Paolo Rossi avrà l’effetto di accelerare i processi di democratizzazione all’interno dell’ateneo romano.

La reazione emotiva, non solo dei suoi amici e compagni, è subito fortissima. Nella sera viene immediatamente occupata la facoltà di Lettere, poi sgomberata dalla polizia per disposizione del rettore Ugo Papi. L’indomani mattina, dopo un’infuocata assemblea, otto facoltà vengono nuovamente occupate.

Una grande folla partecipa ai suoi funerali, celebrati nel piazzale della Minerva, al centro della città Universitaria, davanti al rettorato.

La protesta monterà ancora nei giorni successivi e si estenderà agli atenei di quasi tutta Italia. La mobilitazione costringerà alle dimissioni il rettore, Ugo Papi, accusato di aver protetto l’attività dei gruppi neofascisti.

Il giudice istruttore che si occupò dell’inchiesta giudiziaria archivierà la morte di Paolo Rossi come omicidio preterintenzionale, dichiarando di non potersi procedere per il delitto di percosse che aveva causato la morte di Paolo Rossi perché gli autori erano rimasti ignoti.

“VI PARLO DI MIO FIGLIO PAOLO, RAGAZZO NON VIOLENTO”
di Enzo Rossi

“ALLA FINE CACCIAMO I FASCISTI DALL’UNIVERSITA’”
di Checchino Antonini

“NOI CHE NEL ’66 AVEVAMO 20 ANNI”
di Rina Gagliardi