1966: IL CASO “LA ZANZARA”

tre-redattori

Il numero 3 della Zanzara, la rivista degli studenti del liceo classico Parini di Milano esce il 14 febbraio 1966, forse non a caso il giorno di San Valentino. In prima pagina una piccola inchiesta, quanto mai scottante: Cosa pensano le ragazze oggi. La firmano tre studenti del Liceo, Claudia Beltramo Ceppi,Marco de Poli e Marco Sassano. Sono stati loro a raccogliere le opinioni di nove studentesse dell’istituto su argomenti come la famiglia, la religione ed il sesso. Saranno proprio loro a finire, addirittura, sotto processo.
L’articolo della Zanzara fa subito scalpore. E’ scandalo. Le risposte delle nove ragazze – che certamente non rappresentano un campione statisticamente valido neppure dell’universo del Parini – sono indicative di come nel 1966, nel costume dei giovani, qualcosa si stia muovendo. Fa anche scandalo che quell’articolo sia maturato all’interno di uno dei più prestigiosi licei milanesi, frequentato soprattutto dai rampolli della buona borghesia milanese e dove una parte importante degli studenti aderisce a Gioventù Studentesca, un’organizzazione d’ispirazione cattolica che può essere considerata la madre di Comunione e Liberazione.
L’articolo dei tre giovani del Parini, nel giro di appena pochi giorni, diventa un caso nazionale. Una polemica infuocata si scatena sui giornali. Due italie sembrano scontrasi proprio a proposito dell’articolo di un giornale di scuola. Da una parte c’è un Italia progressista, emancipata, evoluta; dall’altro cerca di affermarsi la parte maggioritaria della società, bigotta, ossequiosa verso qualsiasi forma di potere (quello religioso compreso), ipocrita e perbenista.
La reazione più violenta contro la mini-inchiesta pubblicata sulla Zanzaraviene da un gruppo di genitori che decide, addirittura, di ricorere alla magistratura.
A neppure due settimane dall’uscita del n.3 della Zanzara, il 25 febbraio, un magistrato convoca il provveditore scolastico di Milano e il preside del Liceo Parini; subito dopo anche i tre studenti, tutti minorenni, dopo essere stati interrogati dal vicequestore Grappone sono costretti a comparire davanti al PM, Pasquale Carcasio.
Negli uffici della Procura d Milano avviene un episodio a dir poco sconcertante: sulla base di una una circolare emanata sotto il regime fascista che risale al 1934 il magistrato decide di redigere una scheda dettagliata degli indagati minorenni, ordinando ai tre studenti del Parini di spogliarsi per essere sottoposti a visita medica. Claudia Beltramo Ceppi rifiuta di sottoporsi ad una simile umiliazione. Marco De Poli e Marco Sassano devono invece spogliarsi e subire.
Dopo essere comparsi davanti al magistrato, sia i tre studenti che il loro preside vengono accusati di aver violato due articoli della legge sulla stampa (L. 47 dell’8 febbraio 1948): il 14 relativo alle pubblicazioni destinate all’infanzia e all’adolescenza e il 16 sulla stampa clandestina che sanziona la mancata registrazione della testata, anche se questo obbligo non è riservato ai giornali scolastici.
Le decisioni della magistratura milanese sollevano un’altra ondata di polemiche. Il presidente dell’associazione nazionale dei magistrati, Mario Berruti, sarà costretto a dimettersi dal suo incarico per aver chiesto al ministro della Giustizia, Oronzo Reale, di aprire un’inchiesta nei confronti del PM Carcasio.
Il 22 marzo 1966 il preside, i responsabili della tipografa e i tre studenti del Parini vengono rinviati a giudizio per direttissima. Due giorni dopo gli studenti delle scuole milanesi scendono in piazza in segno di solidarietà con gli imputati. quattromila studenti di tutte le scuole.
Il processo comincia il 30 marzo. A sottolineare l’importanza che il processo ha per la procura milanese, il pubblico accusatore è Oscar Lanzi, reggente della procura stessa. Al termine del dibattimento il presidente del tribunale,Luigi Bianchi D’Espinosa, accogliendo la tesi della difesa, riconosce che l’ispezione corporale cui i giovani sono stati sottoposti non era necessaria e violava i principi della Costituzione e assolve tutti gli imputati per non aver commesso il fatto. Ma il PM presenta ricorso e ottiene dalla Cassazione di trasferire il processo a Genova. Per la giustizia, però ormai il caso Zanzara è chiuso.

L’ARTICOLO INCRIMINATO

L’ISPEZIONE CORPORALE
Nella cronaca dell’Avanti

IL LEGALE DEI TRE GIOVANI RACCONTA L’ISPEZIONE CORPORALE

LETTERA DI PIETRO NENNI AL PADRE DI MARCO SASSANO