12 APRILE 1973 quel giovedì nero a Milano

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Milano, giovedì 12 aprile 1973. Un giorno che passerà alla storia come il “giovedì nero”. Nero in tutti i sensi. Per il colore della violenza che si scatena nelle strade del capoluogo lombardo, ma soprattutto, nero, per il lutto che quel giovedì provoca: un poliziotto, Antonio Marino, emigrato dal sud, resta senza vita sul selciato di via Bellotti, a poca distanza dal centro cittadino. Un corteo – vietato all’ultimo momento dalla questura – formato da militanti della destra missina mescolata a quella estrema, ha attaccato, a colpi di bombe a mano, lo schieramento di poliziotti che cerca di frenarlo.
Per la destra i doppiopetto di Almirante, segretario dell’allora MISI-DN, precursore di Alleanza Nazionale, che predica l’ordine e si schiera, in quegli anni caldi, costantemente al fianco delle forze dell’ordine, l’assassinio di un poliziotto è un colpo durissimo, quasi mortale.
A lanciare quegli ordigni micidiali – si scoprirà più tardi – sono stati due giovanissimi estremisti che gravitano nella zona di piazza San Babila, da tempo ritrovo della destra più estrema che stazionano a due passi dall’università statale, roccaforte della fazione avversa, i giovani del Movimento Studentesco, dichiaratamente di estrema sinistra.
Ma l’imbarazzo per il MSI-DN che ha organizzato la manifestazione è notevole. Il gioco dello scaricabarile tra i dirigenti del partito – che pure in quella vicenda hanno enormi responsabilità – diventa frenetico.
Una pagina nera per un giovedì davvero nero.

SANGUE A MILANO:
LA MORTE DELL’AGENTE ANTONIO MARINO