Comunità Politica di Avanguardia

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Un’originale visione “geopolitica” – che colloca il faro del movimento nazionalrivoluzionario a Teheran – caratterizza la Comunità Politica di Avanguardia, la componente neofascista che si è aggregata intorno al progetto Eurasia-Islam, promosso nel 1991 dalla rivista Avanguardia, fondata nel 1982 da un rautiano trapanese, Leonardo Fonte.
“Fautrice di un’alleanza spirituale e tradizionale con l’Islam rivoluzionario”, la rivista indica nell’Iran il baluardo e la sentinella della lotta antimondialista e si definisce come “lo spazio di riferimento culturale, il fronte di convergenza politica e il bando di mobilitazione totale della leva antisistema che fascinerà, raccoglierà, ordinerà e attiverà le migliori energie militanti dell’estrema destra, ricomponendole nel quadro della forma politica denominata Comunità Politica Nazionale d’Avanguardia”.
Le microcomunità locali dovrebbero esprimere “l’aristocrazia politica del futuro partito rivoluzionario di massa, nel quale si realizzerà l’unità politica del fronte antimondialista”.
Nonostante i propositi roboanti la rete militante è modesta: il Centro librario Knut Hamsun di Trapani, sede della redazione centrale, il Centro studi Cristianesimo e Islam di Marsala, guidato da Gioacchino Grupposo, ilCircolo culturale Avanguardia di Pescara, che fa capo a Maurizio Lattanzio, già autore delle edizioni di Ar, oltre ad una serie di redazioni sparse che coincidono con le abitazioni di militanti e hanno un alto tasso di precarietà.
Hanno breve vita le redazioni emiliana (anche se il responsabile, Dagoberto Bellucci, continua a collaborare) e umbra (per dissensi ideologici), mentre nell’estate 1995 la redazione lombarda (costituita un anno prima) è “sospesa” per sei mesi.
Esemplare dell’alto tasso di “litigiosità” interna è la vicenda della comunità militante di Perugia, che proviene dall’esperienza del Fronte Europeo: è guidata da Mario Cecere e costituisce una redazione locale dall’autunno 1993 all’estate successiva, quando Cecere è espulso con l’accusa di slealtà per aver mantenuto rapporti con Stefano Delle Chiaie, Pino Rauti e una studentessa che ha avuto contatti con Vincenzo Vinciguerra per una tesi sulla strage di Peteano.
Presenze si registrano anche a Tricase, dove Andrea Chiuri costituisce una comunità militante e realizza un opuscolo sul Chiapas, oltre che a Bari, a Bergamo, a Varese, a Massa Carrara, a Sassari (che poi dà vita a una redazione che cura un supplemento regionale) e a Treviso.Poco più di una decina di camerati partecipano al convegno nazionale di Perugia del gennaio 1994 e Lattanzio commenta amareggiato: “nonostante la geometrica perfezione politica delle coordinate progettuali da noi delineate, risulta oggettivamente asfittico il percorso antropologico”. Ne consegue la definitiva chiusura di ogni tentativo di realizzare alleanze culturali nell’area di estrema destra “al di fuori di Avanguardia – nell’area di estrema destra – non esistono dunque individui animati da un’autentica volontà politica di lotta al sistema”.
L’isolamento è il prodotto degli “scazzi successivi” con gli skin e poi con il gruppo della rivista Orion.
Netta era stata la rottura – al convegno a Pacentro nel giugno 1992 – con l’area skin sul tema dell’Islam. Per Avanguardia, l’Europa del potere bianco non va difesa ma disintegrata, “premessa strategica assolutamente pregiudiziale”.
Il violento antagonismo tra skin e arabi-musulmani è considerato un autogol a favore del potere mondialista.
La polemica prosegue dopo l’operazione Runa (il blitz contro Movimento politico e l’area skin nel maggio 1993): Bellucci sbeffeggia gli ambienti – scioltisi come neve al sole dinanzi all’applicazione del decreto Mancino – e polemizza con i camerati del fu Meridiano Zero, colpevoli di ritenere la dottrina tradizionale islamica conforme al progetto mondialista.
Nonostante le evidenti affinità con Orion – che ha diffuso (e finanziato) a lungo la rivista nelle librerie di Milano e di Pieve di Cento – sono aspri i toni dello scontro. Dalla diversa centralità geopolitico (Iran versus Russia), si finisce beceramente sul personale. Mutti protesta per le adesioni diAvanguardia alle tesi di Vinciguerra (che lo accusa di aver fatto parte della struttura di sicurezza atlantica) e ricorda le querele contro chi aveva rilanciato le “calunnie”. Lattanzio dà del “ruffiano” a Murelli.
Avanguardia, dopo la battaglia del Parlamento a Mosca, attacca Orion per aver gonfiato il ruolo dell’opposizione nazionalcomunista e il peso specifico dei gruppi fascisti. Il crescente isolamento accentua il delirio di potenza: “La Comunità Politica di Avanguardia può essere giustamente definita come ultimo caposaldo planetario nella lotta contro il nuovo ordine mondiale, contro le lobbies palesi e occulte del giudaismo e della massoneria mondiale che trovano nell’usura e nell’Alta Finanza il loro monopolio di controllo e di dominio del mondo”.
Avanguardia è travagliata da una successiva crisi di leadership: in un trafiletto, senza spiegare la decisione, si rende noto che Lattanzio ha rinunciato alla responsabilità di coordinatore politico delle microcomunità. La sua scelta di “spostarsi di lato” non va comunque nella direzione di una volontà di ricomposizione “diplomatica” con gli altri gruppi. Anzi, la tensione è accentuata dalla decisione di ripubblicare vecchi saggi e memorie difensive diVinciguerra, motivata con la totale adesione all’analisi del responsabile della strage di Peteano sull’asservimento dell’estrema destra ai servizi di sicurezza atlantici, proprio nella fase in cui la collaborazione di Vinciguerra con i magistrati ha portato al rilancio delle inchieste sul terrorismo nero e le stragi negli anni ’70.
La rete militante resta sparuta: le redazioni sarda, lombarda ed emiliana coincidono con le abitazioni dei tre responsabili, Gino Scanu, Paolo Rada eManuel Negri, mentre scompare dalla gerenza ogni riferimento a Lattanzio.