MRP

Il Movimento Rivoluzionario Popolare (MRP) è la sigla usata dalla rete militante di Costruiamo l’Azione per le attività militari. E’ stato attivo a Roma e nel Veneto. Si è caratterizzato per la scelta di obiettivi istituzionali e di attentati simbolici, nel tentativo di raggiungere, nella prassi, quell’unità di azione che l’estrema sinistra ha sempre rifiutato.
La prima campagna dinamitarda del MRP è organizzata nella primavera del 1978 a Roma, subito dopo l’uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate rosse, e volutamente non rivendicata. Gli obiettivi colpiti sono il ministero di Grazia e Giustizia (22 maggio, tre feriti leggeri), l’autoparco comunale (15 giugno), la direzione regionale della SIP (20 giugno) palazzo Valentini (22 luglio, sede di prefettura e provincia, un agente gravemente ferito).
A un anno di distanza scatta invece la prima campagna aperta: in rapida successione potenti ordigni esplodono nei pressi di Regina Coeli (14 maggio 1979) e della Farnesina, sede del ministero degli Esteri (24 maggio 1979).
Anche se le modalità operative sono della vecchia destra bombarola, i contenuti dei volantini sono marcatamente “di sinistra”. “Questa notte all’1.37– recita il primo volantino – un nucleo armato del MRP ha colpito il carcere di Regina Coeli. Rivendichiamo la determinazione a colpire le strutture portanti del controllo capitalista, gli uomini della ristrutturazione, i meccanismi del potere statale diffuso. Libertà per i detenuti politici. Nel momento in cui i nuovi strumenti del capitalismo spezzano la composizione di classe e producono una ristrutturazione per crisi susseguentisi, lanciamo un appello alle forze rivoluzionarie per l’intensificazione di una pratica di contropotere diffuso, contro il fascismo dello Stato aprendo un fronte dialettico e armato, che nella distruzione delle strutture di trasmissione del potere, ricomponga quell’unità di cui ora necessita la rivoluzione”.
L’attacco al Ministero degli Esteri è così motivato: “L’attuale fase della lotta al capitalismo non è quella di una guerra di liberazione: ne costituisce però le premesse. Gli attacchi condotti dal MRP sono stati diretti contro strutture simboliche del potere. Questo per aprire le contraddizioni tra apparati formalmente democratici e il loro uso antiproletario … accentuare la pratica della guerriglia diffusa per la creazione di aree liberate dal punto di vista militare e sociale… Contro l’imperialismo e il fascismo lotta senza tregua”.
Sul terzo attentato, fallito, contro il CSM grava il sospetto di una fallita strage. Un’auto è abbandonata il pomeriggio del 20 maggio 1979 in piazza Indipendenza dove è previsto un raduno degli alpini. L’ordigno – 99 candelotti di dinamite – è comandato da un congegno a tempo della durata di un’ora. I periti smentiranno Marcello Iannilli, l’artificiere del MRP, che afferma di avere inserito un cartoncino per evitare la chiusura del circuito: secondo loro la mancata esplosione sarebbe stata casuale, per un difetto del timer, una sbavatura del disco di plastica.
La telefonata di rivendicazione viene fatta dal suo braccio destro, Bruno Mariani, che è arrestato pochi mesi dopo con Sergio Calore per un omicidio sbagliato (un passante al posto dell’avvocato Arcangeli).
Il blitz giudiziario, ai primi di giugno, contro i vertici dell’organizzazione politica “legale”, Costruiamo l’Azione, porta allo sbandamento della rete militare romana. Iannilli e altri militanti, come Lele Macchi escono dal gruppo e “si mettono in proprio”; Paolo Aleandri – altro leader di riferimento del gruppo – abbandona la militanza: decide di farlo dopo un incidente nella gestione di un arsenale comune con la banda della Magliana, quando viene sequestrato da un gruppo di camerati (i cosiddetti “bravi ragazzi”) per essere liberato solo dopo che Bruno Mariani e Massimo Carminati consegnano nuove armi (tra cui il MAB che – secondo le inchiesta della magistratura, ma la circostanza è controversa – sarà utilizzato per il principale depistaggio del SISMI sulla strage di Bologna).
All’uscita dal carcere, in autunno, Sergio Calore scopre che i suoi fedelissimi – guidati da Bruno Mariani – si sono fusi con la banda di Egidio Giuliani, che rifornisce di armi e documenti falsi, indifferentemente, rossi e neri.
Il fallito attentato all’avv. Arcangeli – in cui è coinvolto anche Valerio Fioravanti – è già espressione di un diverso tessuto organizzativo.
Il MRP resterà attivo in Veneto dove, nel febbraio 1980, un attentato al quotidiano Il Gazzettino di Venezia provoca la morte di un metronotte,Franco Battagliarin. Segue, l’8 marzo, un attentato contro l’abitazione di Castelfranco Veneto dell’onorevole Tina Anselmi con esplosivo di recupero, fallito per un errato collegamento degli spinotti e provocatoriamente rivendicato con la sigla di Autonomia operaia organizzata.
L’ordigno – composto da un cilindro di tritolo di 100 grammi in uso presso l’esercito, da un detonatore di uso militare, da 2.7 chilogrammi di tritolo fuso ricavato da un residuato bellico – era perfettamente efficiente. Il “pentito”Napoli ne attribuisce la responsabilità a Massimiliano Fachini.
Numerosi, in precedenza, gli attentati rivendicati dall’MRP in provincia di Rovigo: contro il gruppo sociale, con ingenti danni, contro l’abitazione del comandante dei carabinieri di Ceregnano, contro la questura e il palazzo della federazione provinciale DC, contro la Camera di Lavoro.