Giovane Europa

corteo

“Nel MSI non mi ci ritrovavo neanche ideologicamente. Io non ero, e non sono nazionalista. L’Alto Adige lo chiamo con il suo vero nome, Sud Tirolo, e lo ridarei volentieri all’Austria… L’idea della patria italiana mi lascia del tutto indifferente. Piuttosto mi affascinava già allora l’idea dell’Europa. E quindi lasciai anche il MSI e insieme ad altri eretici rimanemmo estranei sia al sinistrismo di moda sia all’occidentalismo. Ci piacevano il nasserismo, il peronismo, il guevarismo che vedevamo come la ribellione di popoli da secoli oppressi. La nostra era una lettura ‘nazionalsocialista e spiritualista’ del castrismo. La nostra era una visione di destra ma antioccidentale: vedevamo i rischi dello sviluppo del capitalismo e del progresso tecnologico”.
Così Franco Cardini, storico medievalista, racconta la sua adesione aGiovane Europa, il primo movimento nazionalrivoluzionario programmaticamente internazionale.
Fondato nel 1963 da un giornalista belga ex Waffen SS, Jean Thiriart,Giovane Europa è il prodotto dell’innesto delle dottrine geopolitiche nella correnta nazionalbolscevica.
Il mito propulsore del movimento è l’Impero Europeo, da Lisbona a Vladovostock, equidistante da americanismo e sovietismo. Tra i quadri italiani spiccano i nomi di Claudio Mutti, esperto di letteratura ugrofinnico, cultore e grande divulgatore dei fascismi dell’Est (vale a dire Codreanu…) e di Claudio Orsi, nipote di Italo Balbo.
Tra i militanti di Nazione europea, il gruppo che confluirà in Giovane Europa, c’è anche Enzo Biffi Gentile, più noto come protagonista negli anni ’80 di un scandalo a Torino per tangenti al PSI.
La sezione italiana spinge con forza sul tasto dello sfondamento a sinistra. Dopo l’incidente dell’Ussuri (scontri armati al confine tra Urss e Cina) e l’incontro nel 1966 a Bucarest tra Ciu En Lai e Thiriart, si infittiscono i rapporti con alcune frazioni marxiste leniniste, e probabilmente in questo contesto di comune militanza antisovietica nasce la leggenda metropolitana, accreditata in un volumetto delle Edizioni Barbarossa, presumibilmente scritto da Marco Battarra, di una militanza giovanile “europeista” di Renato Curcio.
L’organizzazione si scioglie nel 1969 dopo il fallimento dei tentativi di Thiriartdi animare un santuario per l’addestramento alla guerriglia in uno dei paesi arabi a direzione nazionalista: per l’ex combattente il partito deve essere necessariamente un partito armato (e uno dei primi volontari europei caduti nei ranghi della Resistenza palestinese è un militante di Jeune Europe).
La sezione italiana sopravvive sei mesi e i suoi quadri finiscono per confluire inLotta di Popolo.
Le idee forza di Thiriart rispunteranno ciclicamente, animando frazioni nazionalcomuniste o tentativi più o meno credibili di migrazioni a sinistra, fino all’attuale Partito comunitarista europeo.