La vicenda giudiziaria sulla strage del natale 1984. Condanne certe per un movente misterioso

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L’ultima delle grandi stragi del periodo cominciato nel dicembre 1969 con il massacro di piazza Fontana ha oggi una conclusione processuale definitiva.
Un’alleanza stretta tra settori di Cosa nostra e della camorra napoletana – stando alle risultanze – è alla base di una strage che insanguinò il Natale del 1984, uccidendo chi aveva la sola colpa di aver scelto quel treno, il rapido 904 Napoli-Milano, per tornare a casa per le feste o per trascorrere le vacanze lontano.
Un’altra bomba su di un treno che esplode quasi nello stesso punto in cui un altro treno era stato dilaniato dieci anni prima, nell’agosto del 1974.
Eppure questo secondo eccidio che avviene in località San Benedetto Val di Sambro ha ancora molte zone buie. La più buia di tutte riguarda il movente di questa azione, un movente che neppure cinque giudizi hanno saputo spiegare.
Perché un gruppo di criminali mafiosi decide di mettere una bomba su di un treno? Qual è il loro progetto? Perché la criminalità organizzata sceglie una strada chiaramente eversiva? Che tipo di posta in gioco c’è?
La spiegazione che la magistratura ha dato di quell’atto terroristico messo in pratica da un nucleo mafioso non solo non soddisfa, ma appare ingenuo e fuorviante: Cosa nostra avrebbe messo in campo un suo “pezzo pregiato”, come il cassiere della mafia Pippo Calò, in alleanza con la manovalanza camorristica per far saltare in aria un treno soltanto allo scopo di distrarre le forze di contrasto dello Stato dalla Sicilia, zona principe degli interessi dell’onorata società.
Come se la faccia repressiva dello Stato fosse un blocco unico e compatto che se indaga su un attentato ferroviario non è più in grado di attaccare Cosa nostra sul suo terreno.
E’ più facile immaginare che dietro questa ennesima strage ci sia una qualche forma di ricatto innominabile, con conseguente patto segreto. Probabilmente ricatti e patti che si riprodurranno nove anni dopo, con le stragi della primavera-estate 1993.
Sta di fatto che oggi, nonostante le attese dei familiari delle vittime, la strage al Rapido 904 è un caso chiuso. Esattamente com’è chiuso quello per l’attentato all’Italicus di dieci prima. Con la stessa, identica fumosità che ritroveremo nei massacri di Roma, Firenze e Milano.

LA VICENDA GIUDIZIARIA