L’incauta sortita del manifesto

Il libro scritto da Andrea Colombo
Il libro scritto da Andrea Colombo

Sul manifesto del 16 luglio 2009, a pagina 10 nella rubrica Posta&Risposta, è stato pubblicato un carteggio tra Andrea Colombo, autore del libro “Storia nera. Bologna. La verità di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti” (Cairo editore, 2007), già giornalista del Manifesto e poi portavoce parlamentare di Rifondazione comunista, eDaniele Pifano, ex leader dell’Autonomia operaia romana, moderato da Tommaso Di Francesco, capo redattore centrale del quotidiano.
Il breve dibattito, che purtroppo ricorda molto da vicino – fatte le debite proporzioni – i processi staliniani, è intitolato “Strage di Bologna, i palestinesi non c’entrano”.
Colombo che nel suo libro, citando la cosiddetta “pista palestinese”, aveva scritto che il giordano Abu Anzeh Saleh, sarebbe stato scarcerato “all’indomani della strage” ovvero il 14 agosto 1980, fa ammenda e questa volta scrive di “un grave errore… un errore piuttosto serio… essendo l’errore in questione foriero di gravi equivoci“.
Nel correggere la data (che è del 14 agosto 1981) Colombo incappa in un altro errore, indicandola nel 15 agosto 1982.
Colombo, Di Francesco e Pifano non sanno probabilmente che nel marzo 2009 è stato lo stesso Abu Anzeh Saleh, in un’intervista all’agenzia Arab Monitor, ad affermare testualmente che:

Penso che sia stato Giovannone a intervenire per ottenere la mia scarcerazione per scadenza dei termini. Era in corso il processo di secondo grado all’Aquila e il mio avvocato non aderì alla richiesta di rinvio del dibattimento (giugno 1981) come fecero gli altri. Così il 14 agosto 1981 scattò la scadenza dei termini. Ricordo molto bene quel giorno, perché stavamo organizzando una festa per il mio compleanno, che è il 15, chiedendo del vino e dei dolci. Verso le undici di mattina mi convocano in direzione e mi comunicano che c’è il mandato di scarcerazione. Ricordo che chiesi di poter restare un altro giorno per festeggiare il compleanno coi compagni, ma rifiutarono. Uscito da Rebibbia, restai a Roma per qualche giorno con l’obbligo della firma e quindi tornai a Bologna“.

IL BREVE DIBATTITO (STALINIANO) SUL MANIFESTO