La vicenda giudiziaria. Chi si accontenta delle verità processuali. La strage di Bologna ancora senza verità

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Una tormentatissima istruttoria durata sei anni. Cinque gradi di giudizio. Un iter processuale cominciato nel 1987, a 7 anni dall’eccidio e conclusosi in Cassazione, nel 1995, con due code dibattimentali che hanno ancor più indebolito l’impianto accusatorio. Sta in questi dati sommari la vicenda giudiziaria relativa alla strage alla stazione di Bologna.
Cionostante sembrerebbe, almeno a prima vista, che per la più tremenda delle stragi che l’Italia abbia mai vissuto sia stato raggiunto un certo grado di verità. Eppure, potrà sembrare strano, ma così non è. In primo luogo non esiste alcun mandante per quella bomba nella valigia che esplose alle 10.23 di un tranquillo sabato di agosto. A 20 anni da quella esplosione non sappiamo né chi la ordinò, né a che tipo di strategia rispondesse un simile massacro. Nessun mandante, quindi, anche perché Francesca Mambro e Valerio Fioravanti sono stati condannati con sentenza definitiva solo come esecutori materiali della strage. Esecutori perché e per conto di chi? Condannati, ma per depistaggio, due arnesi della loggia P2 e due ufficiali del SISMI, il servizio segreto militare.Tutto qui. Anche il castello accusatorio, pur confermato dalla corte di Cassazione, presenta molti buchi: le accuse contro Mambro e Fioravanti – già  rei confessi  di  molti delitti, ma che pure si dicono innocenti per la strage – si basano soltanto sulla parola del solito “pentito”, un personaggio della malavita romana quanto mai inquietante; il depistaggio attuato dagli uomini del SISMI (la valigia piena di armi sul treno Taranto-Milano del gennaio 1981) era un ben strano depistaggio che puntava in realtà a fra accusare gli attuali condannati; nessuna seria indagine è stata mai condotta sui molti collegamenti esistenti tra la strage di Bologna e quella di Ustica. E questo solo per citare gli angoli più bei di questa ennesima vicenda giudiziaria senza una verità certa.

LA VICENDA GIUDIZIARIA