La vicenda giudiziaria. L’inchiesta della vergogna. Complotto contro verità

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Difficile dire se nelle varie inchieste condotte per la strage di Brescia, la strage di piazza della Loggia, a prevalere siano state le incapacità investigative oppure i giochi truccati di chi quelle indagini doveva portare avanti.
Sta di fatto che dopo sette processi anche per questo eccidio non c’è alcuna verità giudiziaria.
Dalla piazza lavata con le autopompe subito dopo la strage che cancellano ogni elemento di prova al ruolo dell’ufficiale dei carabinieri Francesco Delfino – detto per inciso l’uomo che anni e anni dopo arresterà Balduccio Di Maggio, il “grande accusatore”, non creduto, di Giulio Andreotti e finirà implicato nelle trattative per il sequestro Soffiantini – dalla messinscena dell’eliminazione di Giancarlo Esposti fino all’orribile fine di uno dei maggiori indiziati, Ermanno Buzzi, non ucciso, ma fatto uccidere in carcere: tutto quanto si è mosso attorno alle istruttorie per il massacro di 8 persone, altro non è che materiale inquinato.
Sulla strage di Brescia un’inchiesta è ancora aperta. Ci dicono che occorre avere fiducia.
Quella che segue è una sintesi della vicenda giudiziaria di una delle più ignobili stragi che l’Italia repubblicana abbia mai dovuto sopportare. Ignobile la strage, ignobili gli esiti delle tante inchieste.

LA VICENDA GIUDIZIARIA