BRESCIA, 28 MAGGIO 1974: PIAZZA DELLA LOGGIA. Il terrore in un cestino di rifiuti

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Sono le 10 di una piovosa mattina di maggio quando, con un boato, la tragedia dilania una piazza di Brescia, la centralissima piazza della Loggia, dove è in corso una manifestazione sindacale. Nascosto in un cestino dei rifiuti, un ordigno confezionato con circa un chilo di tritolo, uccide 8 persone, ferendone altre 103. Una strage tremenda, un massacro insensato che colpisce a freddo una città già da tempo, però, alle prese con l’emergere di un estremismo di destra violento ed irrazionale. Dopo la strage di piazza Fontana e quella davanti alla questura di Milano, l’eccidio di Brescia è il terzo attacco cruento alla convivenza civile. L’inchiesta appare subito viziata da uno stranissimo episodio, mai del tutto chiarito: su ordine del vice questore (responsabile dell’ordine pubblico nella piazza) Aniello Diamare, il luogo dell’attentato viene immediatamente fatto pulire dalle autopompe dei Vigili del Fuoco. Questo assurdo lavaggio di piazza della Loggia, messo in atto prima ancora che un magistrato arrivi sul posto, oltre a provocare la perdita di qualsiasi reperto utile alle indagini, assomiglia molto, troppo, all’inopinata decisione di far brillare l’ordigno trovato il 12 dicembre 1969, subito dopo la strage di piazza Fontana, nella Banca Commerciale Italiana di piazza della Scala, a Milano. Un’inchiesta, quella per la strage di Brescia, che parte subito con il piede sbagliato, ma che è destinata a continuare anche peggio.
A tutt’oggi la strage di Brescia è una strage       impunita.
Una     delle     tante.

LE VITTIME

IL SISTEMA POLITICO ITALIANO E LO STRAGISMO
Tesi di laurea di Anna Massentini

LE ARMI SPORCHE DEL NEOFASCISMO
L’analisi della commissione Stragi (relazione Pellegrino)

IL MONDO MORTO IN PIAZZA DELLA LOGGIA
di Andrea Tornago