La pista strage di stato

Giannettini(Ansa)
il “collaboratore del SID Guido Giannettini, foto Ansa

La pista dei servizi segreti, che qualcuno ha voluto chiamare pista della strage di Stato, prende vita nei primi mesi del 1973 quando l’editore trevigiano Giovanni Ventura, nel tentativo di alleggerire la sua posizione, dopo aver rinnegato la sua amicizia con Freda, comincia a riferire ai magistrati milanesi Alessandrini e D’Ambrosio di contatti da lui avuti con ambienti dei servizi segreti. Sulle prime Ventura parla di un italiano e di un romeno con i quali scambiava informazioni. Loro gli davano rapporti informativi sulla situazione italiana e lui passava loro informazioni sugli ambienti della destra estrema del Veneto. Gli stessi gli avevano offerto una sorta di copertura nel compiere attentati che servivano allo stesso Ventura per garantirsi entrature negli ambienti politici sui quali spiava.

Si scopre ben presto che mentre il romeno è una pura invenzione di Ventura, la spia italiana esiste e corrisponde al nome di Guido Giannettini, giornalista del Tempo, esperto in cose militari, informatore di scarso successo del SID, Servizio Informazioni Difesa, il servizio segreto militare italiano.

Il 15 maggio 1973, nel corso di una perquisizione nel domicilio romano di Giannettini, vengono trovati elementi che accostano lo stesso ad un deposito di armi trovato a disposizione del Ventura e a documenti che sempre Ventura conservava in una cassetta di sicurezza in una banca di Montebelluna. Il 24 maggio Ventura ammette che quei documenti, note informative, le aveva ricevute da Giannettini il quale, nel frattempo rifugiatosi all’estero con l’aiuto del SID, veniva raggiunto da un primo avviso di garanzia (all’epoca si chiamava comunicazione giudiziaria) il 31 agosto 1973. Il 9 gennaio 1974 la magistratura milanese spicca nei confronti di Giannettini un mandato di cattura con l’accusa di associazione sovversiva e per concorso negli attentati che avevano preceduto la strage di piazza Fontana.

L’attenzione dei magistrati si accentra quindi sul SID. Nel frattempo è emersa una velina – che poi, ma molto tempo dopo, si rivelerà falsa – è che nell’immediatezza dell’attentato faceva il nome, oltre che di Mario Merlino, anche di Stefano Delle Chiaie, leader di Avanguardia nazionale. Resa nota agli stessi magistrati nella sua interezza solo il 24 ottobre 1973, questa falsa informativa attribuiva proprio a Merlino e Delle Chiaie, in combutta con il cittadino tedesco Yves Guerin-Serac e alla sua Aginter press, la paternità della strage di Milano e degli attentati a Roma. Ma il ruolo avuto dal SID non tanto nel depistaggio, quanto nella stessa preparazione dell’attentato, è destinata a rimanere misteriosa. Soprattutto dopo che il capo del SID, il gen. Vito Miceli, annuncia che sull’appartenenza al SID stesso di Giannettini è stato posto il segreto di Stato.

Ma a confermare il rapporto di collaborazione tra il servizio segreto militare e Giannettini, nella primavera del 1974 ci pensa, a sorpresa, l’allora ministro della Difesa Giulio Andreotti che in un’intervista al settimanale Il Mondo fa cadere il segreto. L’8 agosto 1974 Giannettini, latitante da quasi un anno, si presenta all’ambasciata italiana a Buenos Aires e confessa di essere stato aiutato e coperto nella sua fuga all’estero da ufficiali del SID e ne fa anche i nomi: il gen. Gianadelio Maletti, capo della sezione “D” del servizio segreto, e il cap. Antonio Labruna. Arrestato al suo rientro in Italia e ascoltato dal giudice istruttore di Milano, Giannettini è un fiume in piena: ammette di essere stato un “collaboratore” del SID; di essere politicamente collocato a destra; di essere estraneo agli attentati anche se in rapporti stretti con Freda e Ventura.

Nel frattempo sono emerse le relazioni esistenti tra il SID e altri imputati, come Marco Pozzan, vicino a Freda, che dal servizio viene fatto fuggire all’estero. Insomma il SID ha coperto diversi imputati, certo temendo pericolose rivelazioni. A farne le spese sono ancora Maletti e Labruna che il 29 dicembre 1975 vengono raggiunti da un mandato di comparizione ed il 28 marzo 1976 vengono arrestati.

Giannettini, condannato all’ergastolo, in primo grado a Catanzaro, assieme a Freda e Ventura, sarà definitivamente assolto dalla Cassazione, sempre assieme ai due neofascisti nel 1987.

Nell’istruttori che sfocerà nell’ultimo processo del 2000 verrà alla luce che anche i servizi segreti americani, non solo la CIA ma anche il CIC, la struttura dell’Esercito a stelle e strisce, ha ampiamente collaborato alla realizzazione del progetto autoritario che doveva prendere le mosse proprio dalla strage di piazza Fontana.

L’INTERVISTA AL GENERALE MALETTI
di Giuseppe Rosselli (Paese sera, 8 maggio 1977)

LA LETTERA DI GIANNETTINI A MALETTI
(Marzo 1973)