La pista nera

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I neofascisti Franco Freda (in carcere, foto Corbis) e Giovanni Ventura

Nelle stesse ore del 15 dicembre, mentre tra Milano e Roma si dipana la pista anarchica per gli attentati del 12 dicembre, a Padova il titolare della valigeria “Al Duomo” si reca dai carabinieri per dichiarare di aver visto in televisione una delle borse usate per gli attentati e di essere sicuro di averne vendute diverse ad un solo cliente la sera del 10 dicembre. Il verbale della sua testimonianza è datato 15 dicembre 1969 e viene inviato il giorno stesso alla questura di Milano, di Roma e al Ministero degli Interni ma, misteriosamente, quel verbale sparisce. Alcuni anni più tardi, per quella sparizione, verrà accusato di “intralcio alla giustizia” il vice capo della Polizia di Milano, Elvio Catenacci.

Il 15 dicembre, comunque – giorno in cuiValpreda viene arrestato e Pinelli precipita dalla questura di Milano – resta una data fatidica perché ancora nella serata di quel giorno il prof. Guido Lorenzon, segretario di una sezione della DC di Treviso, si presenta ad un magistrato della città, dichiarando di essere a conoscenza di fatti che sono in relazione con gli attentati. Lorenzon conosce infatti l’editore Giovanni Ventura e rilascia al magistrato un resoconto dettagliato di una discussione che ebbe con lui alcuni giorni prima della strage. Ventura gli confidò di appartenere ad un’organizzazione clandestina responsabile di numerosi attentati compiuti nell’agosto del ’69 con l’obbiettivo di creare il terreno favorevole ad un colpo di stato mirato ad instaurare un regime autoritario.

Comincia a delinearsi quella che verrà chiamata “la pista nera”. L’inchiesta dei magistrati di Treviso – il sostituto procuratore Giancarlo Stiz e il giudice istruttore Pietro Calogero – resta però a lungo sottotraccia e fino almeno al novembre del 1971 non entra in conflitto con “la pista anarchica”. A rappresentare la svolta decisiva arriva la notizia di un deposito di armi trovato nell’abitazione di persone che si muovono nell’ambito di quello stesso Giovanni Ventura, amico del prof. Lorenzon. Tra le armi ritrovate ci sono anche delle casse metalliche di marca Jewell, dello stesso tipo di quelle utilizzate per contenere gli ordigni deposti negli attentati di Milano. I magistrati di Treviso vengono così in contatto con un ambiente di neofascisti che era solito riunirsi in una sala dell’Università di Padova messa a disposizione dal custode di un istituto per ciechi, Marco Pozzan, esponente di Ordine Nuovo, il quale non esita a raccontare di certi attentati fatti sui treni nell’agosto 1969 e contro il rettorato dell’Università di Padova e soprattutto di un incontro avvenuto il 18 aprile 1969 tra Ventura, un libraio di Padova, Franco Freda, e un esponente di rilievo nazionale di quell’organizzazione estremistica che di lì a poco sarebbe rientrato nel Msi-Dn: Pino Rauti. Il 3 marzo 1972 i tre vengono arrestati. con l’accusa di essere i responsabili di numerosi attentati avvenuti tra l’aprile e l’agosto del 1969. Solo alcuni giorni più tardi a questi capi di imputazione si aggiunge anche quello relativo alla strage di piazza Fontana. E’ l’inizio ufficiale della pista nera.

I fascicoli di indagine vengono trasferiti da Treviso a Milano dove altri due magistrati, Gerardo D’ambrosio ed Emilio Alessandrini, stanno muovendosi sulla stessa pista con in più un’ipotesi che sarà vagliata nel tempo: i rapporti tra gruppi dell’estrema destra ed apparati dello Stato come il Sid, il servizio segreto militare dell’epoca.

L’inchiesta milanese, però, subirà uno stop due anni dopo, nel 1974, quando, per intervento della Cassazione, tutti gli incartamenti finiranno alla procura di Catanzaro, sede scelta per il processo sulla strage di piazza Fontana.

Il risultato, dopo cinque processi tra Catanzaro e Bari, sarà l’assoluzione per la strage di tutti i neofascisti e degli uomini dello Stato. Un’altra tranche processuale si aprirà nel 1987 per concludersi, sempre a Catanzaro, nel 1991, contro altri due neofascisti, Massimiliano Fachini e Stefano Delle Chiaie, entrambi definitivamente assolti. L’ultima tranche processuale contro un altro gruppo di neofascisti (Maggi, Rognoni, Zorzi, Di Giglio i principali) si aprirà nel 2000 per concludersi nel 2005 con l’assoluzione di tutti gli imputati.

PER LA “CELLULA” EVERSIVA QUATTRO ARRESTI A TREVISO
(La Stampa, 24 dicembre 1971)