In Germania: RAF, Rote Armee Fraktion

simbolo-rosso

(a cura di Vincenzo Grignano)

Come la gran parte del resto d’ Europa, la Repubblica Federale Tedesca – all’epoca limitata alla Germania occidentale – prende fuoco con il movimento del ’68 e l’incendio si propaga negli anni ’70.
Sono però sostanzialmente solo tre le formazioni di estrema sinistra che scelgono di scendere sul terreno della lotta armata: il Gruppo 2 giugno, così chiamato in quanto in quella data, nel 1967, uno studente perse la vita in seguito a una carica della polizia durante una manifestazione; la Banda Baader-Meinhof, dal nome di due dei fondatori (Andreas Baader e Ulrike Meinhof); la RAF – Rote Armee Fraktion (Frazione dell’Armata Rossa). La loro storia è talmente intrecciata da risultare, per molti aspetti, l’evoluzione dello stesso gruppo terroristico.
Il terrorismo tedesco ebbe un forte legame con quello internazionale:sudamericano, nord irlandese, basco, italiano e soprattutto palestinese, inteso in termini di addestramento, aiuto logistico, ma anche di azione comune e appoggio, come nei tragici fatti delle Olimpiadi di Monaco del 1972 o del sequestro del Boeing Lufthansa, a Mogadiscio, nel 1977.
E’ il 14 maggio 1970 quando Ulrike Meinhof entra nelle cronache del terrorismo tedesco, liberando Andreas Baader, detenuto per rapina a scopo di finanziamento. Fu quello l’episodio che diede vita alla Banda Baader-Meinhof, poi evoluta nella RAF: la formazione terroristica che insanguinò la Germania dagli anni ’70 fino al 1989.
Le azioni sono prevalentemente rivolte all’autofinanziamento tramite rapine e all’attacco verso le basi militari degli USA in Germania Occidentale. Durissima la risposta repressiva dello stato tedesco, che impone un legislazione speciale, il Berufsverbot, tramite il quale divengono estremamente rigidi i controlli sui dipendenti statali e su tutti i cittadini. Già nel corso del 1971 tutti i capi storici della RAF vengono imprigionati e condannati all’ergastolo. Questo fatto non scoraggia i superstiti, che anzi intensificano la lotta, fino al drammatico 1977, con il rapimento del presidente degli industriali tedeschi, Hans Martin Schleyer.
Nella vicenda della lotta dello Stato tedesco contro il terrorismo, rimane oscura e inquietante la vicenda che avvolge le misteriose morti di quasi tutti i capi del terrorismo tedesco, “suicidati” nelle carceri di massima sicurezza. Ecco il bollettino dei “misteri di Germania”: il 9 novembre del 1974 Holger Meins muore in carcere in seguito ad uno sciopero della fame. Il 9 maggio 1976 Ulrike Meinhof viene trovata impiccata nella sua cella: nessuno degli amici crede alla tesi del suicidio. Il 18 ottobre 1977, al culmine della lotta tra terrorismo e Stato, vengono trovati morti tutti i capi della RAF detenuti nel carcere di massima sicurezza di Stammheim: Andreas Baader, Gudrun Enslin e Jan-Carl Raspe.