La complessità del caso francese

george-besse

La Francia non ha conosciuto sul proprio territorio una lotta armata d’ispirazione politica diffusa e aggressiva come avvenne, ad esempio, in Italia o in Germania. Le azioni violente di Action Directe, la più importante formazione di estrema sinistra, pur raggiungendo un alto livello di drammaticità, non arrivarono a mettere in crisi la democrazia e la stabilità dello Stato, come avvenne nei due paesi ove imperversarono, per anni, le Brigate Rosse e la RAF.
Per contro, il passato coloniale è costato alla Francia del dopoguerra parecchio sangue, sia in conflitti aperti, che a causa di azioni terroristiche.
Il caso più importante è la guerra per l’indipendenza dell’Algeria (1954 -1962). Sul territorio francese si aprì, sotto forma di atti terroristici, uno dei fronti di quella guerra che vide lo Stato alle prese con le formazioni di schieramenti opposti, dal FLN (Fronte di Liberazione Nazionale) algerinoall’ipernazionalista OAS (Organisation Armée Secrèt), composto da quella parte dell’esercito farncese che, non rassegnandosi alla perdita della colonia nordafricana, rivolse le armi contro il governo della madre patria, accusato di arrendevolezza.
Inoltre, un “effetto collaterale” della vicenda algerina, fu il riacutizzarsi dellaquestione corsa, per altro di ben più antiche origini. La questione corsa, infatti, prese a riaccendersi proprio in seguito al trasferimento dei profughi di sangue francese (i pieds noirs) in Corsica, il che fece sentire l’isola trattata, a sua volta, alla stregua di una colonia francese.
Ma l’aspetto forse più peculiare del caso francese riguarda la tradizionale accoglienza della Francia verso i rifugiati politici di ogni parte del mondo, compresi numerosi terroristi italiani.
In Francia, proprio per questo, si sono combattute, a suon di bombe e di omicidi politici, molte guerre nascoste, in nome delle aspirazioni all’indipendenza e alla libertà di popoli diversi, in particolare dell’area mediterranea: palestinesi,israeliani, libanesi, croati, serbi, albanesi del Kosovo, armeni e altri ancora.

LA QUESTIONE CORSA