La prima guerra del golfo

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La prima Guerra del Golfo (17 gennaio – 28 febbraio 1991) – passata alla storia come “Operazione Tempesta nel deserto” – comincia, in realtà, il2 agosto 1990 quando l’esercito di Saddam Hussein invade il Kuwait, minacciando di attaccare anche l’Arabia Saudita.
Fu questa la prima guerra condotta per il petrolio e anche il primo conflitto, a partecipazione internazionale, dopo la seconda guerra mondiale.
A vincere la guerra, com’era inevitabile, furono i Paesi della coalizione anti-Iraq capeggiata dagli Stati Uniti e composta da altri 35 Paesi: Afghanistan,Arabia Saudita, Argentina, Australia, Bahrain, Bangladesh, Belgio,Canada, Cecoslovacchia, Corea del Sud, Danimarca, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Honduras,Italia, Kuwait, Marocco, Nuova Zelanda, Nigeria, Norvegia, Oman,Paesi Bassi, Pakistan, Polonia, Portogallo, Qatar, Senegal, Spagna,Siria, Turchia e Ungheria.
Scaduto il 15 gennaio l’ultimatum indicato dal Consiglio di sicurezza dell’ONU, alle 0.40 italiane del 17 (le 2.40 in Iraq) veniva lanciata su Baghdad e su molti altri obiettivi un’ondata di attacchi aerei senza precedenti, ritrasmessa in tutto il mondo in tempo reale dalla rete televisiva americanaCNN. In quel momento la coalizione intemazionale, diretta dagli Usa, schierava nella penisola araba e nel Golfo oltre 600 mila soldati, con più di 3.500 carri armati, 1.200 aerei e 120 navi da guerra.
Per più di un mese la guerra fu condotta quasi esclusivamente dal cielo, con un ritmo di attacchi aerei che arrivò a superare i duemila al giorno.
Il 17 e il 18 gennaio Saddam Hussein rispondeva lanciando alcuni missili Scud su Israele, per provocarne l’intervento e mettere così in crisi i partner arabi della coalizione; ma le fortissime pressioni americane, accompagnate da una massiccia fornitura di missili anti-missile Patriot, costrinsero Tel Aviv a restare fuori dal conflitto. In tutto furono 41 gli Scud lanciati su Tel Aviv, Haifa e altri centri israeliani, con ingenti danni materiali, ma un numero assai limitato di vittime (due) e senza le temute testate chimiche.
Il 30 gennaio truppe irachene penetravano in Arabia Saudita, fino alla cittadina di Khalji, ma venivano respinte dopo 30 ore di durissimi scontri. Altri Scud furono lanciati sull’Arabia Saudita: uno centrò una caserma americana, uccidendo una trentina di militari.
Alle 04 del 24 febbraio, dopo quasi quaranta giorni di martellamento aereo, scattava l’attacco terrestre, e fu l’inizio della fine.
Mentre i reparti scelti della Guardia repubblicana si ritirarono a protezione di Baghdad, l’esercito di leva si sfaldò come neve al sole: nel giro di 48 ore i marines entrarono a Kuwait City. E la rotta si tramutò in un orribile massacro. Nella zona di Moda Ridge, fra Kuwait City e il confine, su un pauroso ingorgo di migliaia e migliaia di veicoli in fuga, gli americani sganciarono un ordigno di nuovo tipo, la “Fuel Air Explosive”, una bomba che brucia l’ossigeno dell’aria e dei polmoni.
L’esatto numero di morti provocato dalla Guerra del Golfo non si saprà mai: i reparti speciali americani fecero sparire tutti i corpi prima che i giornalisti avessero accesso alla zona.
Il 26 febbraio Saddam Hussein ordinava formalmente il ritiro dal Kuwait; alle 03 del 28 il presidente Bush (padre) annunciava la fine delle ostilità.
Da allora la guerra su territorio iracheno non è mai finita: con il pretesto del rispetto delle “no-fly zone”, mai avallate dall’ONU, gli aerei americani e inglesi hanno continuato ad attaccare l’Iraq. Un vero e proprio secondo round della guerra si è avuto con l’operazione “Volpe dei deserto”, fra il 16 e il 21 dicembre 1998.
Uno dei grandi interrogativi della prima Guerra del Golfo riguarda il perché gli Stati Uniti, una volta liberato il Kuwait e penetrati nel deserto iracheno, decisero di non marciare su Baghdad, lasciando al potere Saddam Husseinche lo ha mantenuto con il pugno di ferro, attaccando le popolazioni sciite nel sud del Paese e quelle curde nel nord. E’ per questo che non pochi osservatori ritengono che, alla fine, il vero vincitore della prima Guerra del Golfo sia stato proprio lui, Saddam Hussein che ha potuto continuare nei suoi progetti di armamento, creando il sospetto che lo stesso dittatore sia in possesso di armi di sitruzione di massa.
Terminata la guerra, l’ONU decise gravi sanzioni economiche contro l’Iraq, sanzioni che hanno colpito, evidentemente, non il Rais e la sua cricca di potere, ma la popolazione civile, già messa in gnocchio dalla lunga Guerra contro l’Iran (1980 – 1987).
Denis Halliday, ex sottosegretario generale delle Nazioni Unite ed ex direttore del programma di assistenza umanitaria in Iraq, ha definito le sanzioni contro il Paese mediorientale un “genocidio”.
A partire dal 1997 è partito il programma “oil for food”, cioè “petrolio in cambio di cibo” che – aggirando ipocritamente le sanzioni – ha permesso all’Iraq di esportare il proprio petrolio sotto il controllo dell’ONU. Un programma che, solo nei primi tre anni, ha fatto affluire nelle casse di Saddam Hussein 20 miliardi di dollari, qualcosa come 40 mila miliardi delle vecchie lire.

CRONOLOGIA DELLA PRIMA GUERRA DEL GOLFO

LE FORZE IN CAMPO DELL’ALLEANZA ANTI-IRACHENA