2006: LA NUOVA INVASIONE ISRAELIANA 12 luglio – 14 agosto

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Civili libanesi fuggono dai bombardamenti israeliani ad Aitaroun (Libano del sud)
RazziHezbollahsuHaifa
Razzi Hezbollah su Haifa, terza città israeliana

L’intervento israeliano nel sud del Libano, cominciato il 12 luglio 2006 – e giustificato dalla presenza della resistenza sciita libanese degli Hezbollah – ha moti precedenti, alcuni dei quali sono antecedente non solo alla nascita di questa organizzazione, ma addirittura allo stesso stato di Israele.

Il sud del Libano, ed in particolare le colline nell’entroterra di Tiro, il Jebel Amel, grazie alla loro posizione strategica e alla ricchezza d’acqua (i fiumi Litani, Hasbani, Wazani, e Awali) sono sempre state nel mirino dei dirigenti israeliani: Theodor Hertzl sosteneva la necessità di questa regione per lo sviluppo del nuovo stato ebraico, mentre altri importanti esponenti del movimento, come David Ben GurionYithak Ben Zvi e Chaim Weizman, ritenevano che il monte Libano dovesse essere la frontiera nord di Israele.

Ma lo shock che avrebbe portato ad una permanente ostilità delle popolazioni del Jebel Amel nei confronti delle pretese e delle minacce israeliane sarebbe venuto con la guerra del 1948 quando l’Haganah occupò con un colpo di mano sette villaggi libanesi della zona, massacrando a Salha e a Houla 174 contadini disarmati.

Il cessate il fuoco del 1949 non portò certo alla pace che gli abitanti di queste colline e altopiani coltivati a tabacco avrebbero sperato: dal 1949 al 1964 il Libano subì 140 aggressioni israeliane e dal 1968 al ‘74 oltre 3.000 attacchi dell’esercito di Tel Aviv. Senza contare che, nel corso della guerra del 1967, Israele, violando la neutralità del Libano, occupò con un colpo di mano l’area delle fattorie di Sheba e alcune zone del fianco occidentale e meridionale del monte Hermon.

Dopo la cacciata del movimento di liberazione palestinese dalla Giordania con i massacri del settembre nero del 1970 e il suo trasferimento nella repubblica dei cedri, il sud Libano tornò di nuovo in prima linea e pagò un prezzo altissimo per le rappresaglie israeliane contro la presenza dell’Olp.

Nel corso della guerra civile libanese (1975-90) i dirigenti di Gerusalemme operarono per insediare a Beirut un governo di destra cristiano maronita loro alleato e per annettersi la zona a sud del fiume Litani.

Un pensiero che probabilmente fu alla base del progetto di Shimon Peres, era l’anno 1976, di creare una milizia fantoccio mercenaria di criminali comuni e torturatori politici sotto la guida di un maggiore libanese rinnegato, Saad Haddad. Era l’Armata del sud del Libano e aveva il compito di controllare la «fascia di sicurezza» a ridosso del confine che sarebbe poi stata allargata a 800 chilometri quadrati due anni dopo, il 15 marzo del 1978.  Quel giorno scattò la prima invasione in grande stile del Libano da parte di Israele, la «Operazione Litani», che provocò la morte di 1.186 civili, 285.000 profughi, 82 villaggi disastrati e sei completamente rasi al suolo.

La successiva invasione del 1982, «Operazione Pace in Galilea» con oltre 20.000 morti, 32.000 feriti, 2.206 invalidi permanenti, 500.000 profughi, la distruzione dei campi palestinesi, l’assedio di Beirut, i massacri dell’esercito israeliano e dei suoi alleati locali, avrebbero sì portato all’uscita dal Libano deicombattenti palestinesi, ma allo stesso tempo alla nascita di un nuovo e ancora più incisivo movimento di resistenza contro l’occupazione israeliana, gli Hezbollah, che sarebbe riuscito a costringere al ritiro il potente esercito di Tel Aviv nel maggio del 2000.

Un successo militare, questo, il cui segreto sta soprattutto nel fatto che i suoi militanti non sono altro che i figli, i nipoti o anche i padri dei contadini del Jebel Amel.

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