La questione mediorientale

prigionieriokAffonda le sue radici nell’ultimo ventennio di due secoli or sono, esplode negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale e si trascina drammaticamente ormai da oltre 50 anni: è la questione mediorientale, legata all’esistenza dello Stato di Israele e alla mancata creazione di uno Stato di Palestina: due terre per due popoli, come sembrano indicare i più ragionevoli fautori di una pace duratura.
La forzata soluzione della questione israeliana – favorita dalla cattiva coscienza dell’Europa e degli Stati Uniti, dopo gli orrori dell’Olocausto – e la non soluzione (assecondata dall’Occidente) della questione palestinese hanno inondato di sangue un’intera regione, sprofondando nel baratro della violenza due popoli molto diversi tra loro, stretti su una terra troppo stretta, impossibilitati a trovare un canale di comunicazione che non passasse per i cannoni dei carri armati con la stella di David o dalla risposta armata della guerriglia con la kefiah.
La storia della questione mediorientale è così diventata storia di autoritarismo e di terrore.
La repressione più feroce e distruttiva da un lato ed il terrorismo suicida dall’altro sono oggi le armi che i due contendenti continuano ad imbracciare.
Il dato di fatto – oggettivo ed incontestabile – è che oggi – nel terzo millennio – in quello che qualcuno si ostina a definire il secolo dei diritti dei popoli e delle libertà individuali, nel vicino oriente, esiste un popolo con la sua terra che nega ad un altro popolo il diritto ad avere la propria terra.
Un popolo senza diritti, senza libertà: il popolo della Palestina.

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di Benny Morris

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Cronologia della seconda Intifada (al 31 dicembre 2001)