LA QUESTIONE DEL KOSOVO

child-kosovoIl Kosovo è oggi una delle regioni più geopoliticamente indeterminata dell’intero pianeta. Non è uno Stato, ma una provincia che, formalmente almeno, appartiene ancora alla Federazione serbo-montenegrina. E’ un protettorato internazionale sotto mandato dell’ONU e controllo militare dellaNATO, che però non riesce – nonostante una guerra combattuta nel 1999dall’alto dei cieli dal mondo intero contro un piccolo Stato come la Serbia – a trovare un suo assetto stabile, neppure sotto il profilo amministrativo. E’ come dire che il Kosovo non esiste.
Il Kosovo oggi è un’entità spuria, priva di economia, di strutture sociali, in preda ad ostinate (e sanguinose) lotte di potere e dedita solo ai traffici e alla criminalità. Un Paese – se mai lo diventerà – privo di qualsiasi prospettiva di futuro. Un protettorato a vita.
Eppure il Kosovo è stato per quasi tutto l’ultimo secolo una regione dove più etnie hanno, nel bene come nel male, convissuto: albanesi in maggioranza, ma anche serbi, turchi, rom, goranci (slavi islamizzati). Un gioco di pesi e contropesi messo in atto negli anni della Repubblica Federale Jugoslaviacreata nel dopoguerra dal maresciallo Tito era riuscito nel miracolo: la convivenza.
Una convivenza forzata? Certamente.
Ma che cos’è quella regione grande quanto l’Abruzzo, con circa due milioni di abitanti, che si chiama Kosovo? E’ come un buco nero dove tutto è stato inghiottito e dove per proteggere un popolo (gli albanesi) da una pulizia etnica, è stata scatenata una guerra (assurdamente definita “umanitaria”) che ha scatenato, nei fatti, una pulizia etnica all’incontrario: questa volta con le altre etnie, serbi in testa, a farne le spese.

BREVE STORIA DEL KOSOVO

DALLA MORTE DI TITO ALLO “STATO PARALLELO”

LA FURIA DEGLI ALBANESI
CONTRO I MONUMENTI ORTODOSSI
Un filmato molto eloquente