GLI ACCORDI DI DAYTON Filmati per una pace stabile ma precaria

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La divisione etnica della Bosnia Erzegovina dopo gli accordi di Dayton

Gli accordi di Dayton, o più precisamente il General Framework Agreement for Peace (GFAP), vennero stipulati il 21 novembre 1995 nella base Wright-Patterson Air Force di Dayton, in Ohio (Usa). Con tale trattato viene messa la parola fine alla guerra civile jugoslava.

Gli accordi – fortemente voluti dagli Stati Uniti e ottenuti solo grazie alla collaborazione del premier serboSlobodan Milosevic – prevedono il ritorno della Slavonia orientale alla Croazia e il riconoscimento in Bosnia Erzegovina di due entità ben definite: la Federazione croato-musulmana (BH) che detiene il 51% del territorio bosniaco e la Repubblica Srpska (RS) con il 49. Gli accordi prevedono anche la possibilità per i profughi di fare ritorno ai propri paesi di origine. Inoltre, a partire dal 1998, la città di Brcko, nel nord-est del paese, viene dichiarata distretto autonomo sotto supervisione internazionale.

Gli accordi concludono tre anni e mezzo di massacri in Bosnia, creando una struttura statale molto particolare che non trova corrispondenti in nessun altro sistema al mondo. Alla presidenza collegiale del Paese siedono un serbo, un croato e un musulmano che, a turno, ogni otto mesi, si alternano nella carica di primus inter pares. La camera dei rappresentanti del parlamento, eletto ogni quattro anni, è formato da 42 deputati, 28 eletti nella Federazione BH e 14 nella Rs. Della camera dei popoli fanno parte 5 serbi, 5 croati e 5 musulmani.

Il Consiglio dei ministri ha la responsabilità di nove dicasteri, quattro in più rispetto a quelli previsti da Dayton: esteri, tesoro, commercio estero, sicurezza, difesa, giustizia, affari civili, comunicazioni, diritti umani e profughi.

La Federazione BH ha un parlamento bicamerale. Il presidente e il vicepresidente della Federazione BH sono eletti dal parlamento, devono essere rappresentanti delle due etnie e ogni anno si scambiano l’incarico.

La Republika Srpska (Rs) ha un parlamento unicamerale di 83 deputati eletti nel territorio della Rs; secondo gli emendamenti alla costituzione del 2002, una camera costituita da 28 deputati (8 serbi, 8croati, 8 musulmani e 4 di altra etnia) funge da seconda camera che approva gli atti della camera dei rappresentanti che riguardano ”vitali interessi nazionali”. Il presidente e il vicepresidente sono eletti a suffragio universale.

L’applicazione della parte militare dell’accordo di Dayton, affidata alla Nato, è stata sostituita il 2 dicembre 2004 da una missione militare dell’Ue (Eufor) che mantiene il controllo sugli eserciti delle due entità.

L’applicazione della parte civile-politica dell’accordo, e le riforme richieste dall’Ue per avviare i negoziati di stabilizzazione ed associazione all’Unione, è coordinata da un Alto rappresentante per gli affari civili.

L’Alto rappresentante può destituire e interdire i funzionari pubblici che ostacolano l’accordo di pace e negli ultimi cinque anni ha acquistato sempre più poteri sino ad assumere anche quelli legislativi.

La ristrutturazione e la supervisione delle forze di polizia delle due entità è  affidata dal 1 gennaio 2003, dopo la scadenza del mandato dell’Onu, alla Missione di polizia europea (Eupm).

Dopo i due anni di governo dell’Alleanza per il cambiamento, una coalizione di partiti moderati e multietnici, alle politiche del 5 ottobre 2002 sono tornati al potere i partiti nazionalisti tradizionali: il Partito democratico serbo (Sds, serbo-bosniaco) fondato da Radovan Karadzic, la Comunità democratica croata (Hdz, croato-bosniaco) dell’ex presidente croato Franjo Tudjman e il Partito d’azione democratica (Sda) dell’ex capo di Stato bosniaco Alija Izetbegovic.

Gli accordi di pace di Dayton hanno quindi creato una struttura statale (due entità, con cinque presidenti, tre parlamenti, tre governi, due eserciti, due alfabeti, tre religioni) che altro non è se non un labirinto inestricabile di poteri paralleli e contrapposti che, oltretutto, pesano enormemente sulle magre risorse economiche del paese.

L’uscita di scena di Tudjman, morto il 10 dicembre 1999, di Izetbegovic, scomparso il 19 ottobre 2003 e di Milosevic, sconfitto alle elezioni del 2000, arrestato dal Tribunale dell’Aja dove è morto il’11 marzo 2006) – oltre alla cattura, sempre da parte del Tribunale per i crimini di guerra, di Karadzic – hanno di molto allentato lo spirito nazionalista delle parti interessate.

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